Salernitana, la top 11 di tutti i tempi scelta dai lettori

Salernitana, la top 11 di tutti i tempi scelta dai lettori

Con grande frequenza il nostro sito propone ricordi, foto e video relativi a questi primi 99 anni e mezzo della nostra Salernitana e spesso sono i tifosi a rendere interessante il nostro lavoro animando la discussione con tanti punti di vista spesso differenti, ma assolutamente utili per conoscere fino in fondo la storia dei granata.

Con grande frequenza il nostro sito propone ricordi, foto e video relativi a questi primi 99 anni e mezzo della nostra Salernitana e spesso sono i tifosi a rendere interessante il nostro lavoro animando la discussione con tanti punti di vista spesso differenti, ma assolutamente utili per conoscere fino in fondo la storia dei granata. Sin qui è stato davvero bellissimo leggere confronti tra vecchie e nuove generazioni basate non solo su uno scambio di opinioni, ma anche e soprattutto su aneddoti che ci hanno colpito e che riproporremo nelle prossime In base alle indicazioni dei lettori abbiamo provato a stilare una lista della top 11 di tutti i tempi, con la Salernitana “ideale” che scenderebbe in campo con un ipotetico 4-3-1-2. In porta vince il ballottaggio con Daniele Balli quell’Antonio Chimenti che fu assoluto protagonista negli anni Novanta, quando a suon di parate trascinò i ragazzi di Delio Rossi in serie B vincendo il premio di miglior portiere della cadetteria nella stagione successiva. Indimenticabile quel doppio rigore parato ad Ancona nell’era Colomba, da brividi le lacrime a Bergamo al termine di un autentico spareggio promozione che la Salernitana perse per 2-1 senza riuscire a regalare ai 5mila presenti l’immensa gioia del doppio salto, una soddisfazione che quella squadra meravigliosa avrebbe indubbiamente meritato per il gioco espresso e per la compattezza del gruppo. In difesa i nomi più gettonati sono stati tanti: c’è chi è rimasto legato a “Picchia Di Fruscia”, chi a quel Samuele Olivi arrivato a Salerno giovanissimo e che, senza qualche errore di Zeman, probabilmente avrebbe giocato in serie A stabilmente. Era un’epoca del tutto diversa da quella odierna, con l’ex presidente Aniello Aliberti che ogni anno sborsava fior di milardi pescando in giro per l’Italia i talenti emergenti del calcio italiano. Quanto alla top undici, sulle fasce non potevano che esserci Claudio Grimaudo, al secolo “Cavallo Pazzo”, e VIttorio Tosto, due professionisti esemplari che di chilometri ne hanno macinati parecchi e che ancora oggi parlano di Salerno e della maglia granata più da ultras che da ex calciatori. Al centro plebiscito per Salvatore Fresi, ricordato da tutti per la sua serietà e per quell’innata classe che spinse società come Juventus e Inter a investire fior di miliardi per assicurarsene le prestazioni. Al suo fianco, pur avendo vissuto tra mille difficoltà l’ultimo anno e mezzo di militanza, ecco Luca Fusco, recordman di presenze, bandiera della Salernitana dal 1997 al 2009 (con una piccola parentesi tra Messina, Genoa e Crotone prima del ritorno targato Fabiani) e, soprattutto, uno dei pochi salernitani ad imporsi nella propria città d’origine, tra tanti sacrifici e con la capacità di essere un leader nello spogliatoio pur senza dover alzare mai la voce.

A centrocampo tantissima qualità: restano fuori, pur molto gettonati, i vari Bernardini, Giovanni Tedesco, Daolio, De Silvestro e Tudisco, il pubblico ha scelto l’eterno e per qualcuno “unico” capitano Roberto Breda affiancato da Gennaro Gattuso e Giacomo Tedesco, forse il centrocampista più completo e tecnico degli ultimi 20 anni. Sulla trequarti abbiamo votato all’unanimità e senza sondaggi per il compianto Agostino Di Bartolomei, lui che ha chiuso la carriera a Salerno vincendo il campionato di C e accettando senza battere ciglio qualche panchina di troppo. Avremmo certamente proposto tra le alternative gente come Vannucchi, Ricchetti, Bombardini e Di Vicino, comunque molto apprezzati dal popolo di fede granata. In attacco è stata bagarre, con i vari Margiotta, Prati, Di Napoli, Di Michele e Pantani che resteranno per sempre nella storia della Salernitana e che hanno fatto sognare un popolo intero a suon di gol e giocate spettacolari. Vince, però, il tandem Di Vaio-Pisano, il primo acquistato da Aliberti a suon di miliardi e autore di 34 gol in due stagioni tra B e A (con vittoria del titolo di capocannoniere), il secondo icona della Salernitana più bella di sempre e che sogna di tornare a Salerno in futuro seppur con un ruolo diverso. In panchina non c’è stata storia: ha stravinto Delio Rossi, il “Profeta”, colui che arrivò giovanissimo tra mille contestazioni e accompagnato da tanto scetticismo, ma che portò la Salernitana prima in B e poi in massima serie dopo mezzo secolo con un calcio spumeggiante e che fece innamorare tutti gli amanti del calcio. Sarà pur vero che i suoi errori incisero in modo determinante sulla successiva retrocessione, ma chi ha vissuto gli anni Novanta non potrà certo dimenticare quella straordinaria e commovente Salernitana

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