Articolo 16 bis: la regola e il precedente che apre la strada a Mezzaroma presidente in A

Articolo 16 bis: la regola e il precedente che apre la strada a Mezzaroma presidente in A

Sono diversi anni che a Salerno non si fa altro che menzionare l’ormai famigerato Articolo 16 bis delle NOIF, ma in molti probabilmente nemmeno l’avranno mai letto. E’ diventata una sorta di moda immaginare che le regole impediscano a Lotito e Mezzaroma di formare una squadra vincente, quel tormentone ricorrente utile a giustificare l’assenza dagli

Sono diversi anni che a Salerno non si fa altro che menzionare l’ormai famigerato Articolo 16 bis delle NOIF, ma in molti probabilmente nemmeno l’avranno mai letto. E’ diventata una sorta di moda immaginare che le regole impediscano a Lotito e Mezzaroma di formare una squadra vincente, quel tormentone ricorrente utile a giustificare l’assenza dagli spalti o che è cavallo di battaglia “per sentito dire” e non per reale convincimento. Partiamo da una premessa: la Salernitana è già in deroga. La legge parla di sfere professionistiche, non medesima categoria: i granata, insomma, stanno usufruendo di una proroga dal luglio del 2012, quando ci fu l’iscrizione al campionato di Seconda Divisione. Ancora: leggendo la normativa alla lettera, non solo la Salernitana ma anche la Lazio rischierebbe l’esclusione dal torneo di A in caso di promozione dei campani. C’è poi un precedente che lascia ben sperare e che conferma quanto ribadiamo da tempo: se non si andasse in A le cause sarebbero di natura tecnica, non certo scaturite da volontà preconfezionate a tavolino. Tesi obiettivamente assurda, sebbene abbiamo rimarcato quanto paradossalmente cederla in B possa essere più fruttuoso sul piano economico-imprenditoriale.

Il  tifoso Daniele Tammaro, sempre attentissimo alle vicende di casa granata, ha scritto quanto segue elencando ogni punti dell’articolo 16 bis delle NOIF. Vi invitiamo a leggere con grande attenzione: “Vorrei provare a fare un po’ di chiarezza in tal senso, andando ad analizzarne il testo punto per punto. Il Comma 1 dell’Art. 16 bis è probabilmente quello più perentorio. Lo riporto integralmente, tratto dal sito della FIGC: 1. Non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determinino in capo al medesimo soggetto controlli diretti o indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica o al campionato organizzato dal Comitato Interregionale. Qui si chiarisce innanzitutto le categorie, in maniera inequivocabile: Serie A, Serie B, Serie C (non più Lega Pro dall’anno scorso) e Serie D. Un individuo può avere una sola società in queste categorie. Non sono ammessi controlli diretti, nè indiretti. Ma cosa vuol dire ciò? Viene spiegato nel Comma 2: 2. Ai fini di cui al comma 1, un soggetto ha una posizione di controllo di una società o associazione sportiva quando allo stesso, ai suoi parenti o affini entro il quarto grado sono riconducibili, anche indirettamente, la maggioranza dei voti di organi decisionali ovvero un’influenza dominante in ragione di partecipazioni particolarmente qualificate o di particolari vincoli contrattuali. Ecco quindi svelato l’arcano. Un individuo ha posizione di controllo se un suo parente o un parente del coniuge (affine, appunto), fino al 4° grado, detiene quote qualificate (nemmeno necessariamente di maggioranza) di una società sportiva. Quindi se sei sposato e un cugino di tua moglie possiede una società, tu non ne puoi possedere alcuna. Nello specifico della Salernitana Mezzaroma è affine di secondo grado per Lotito, in quanto fratello della moglie. Ma cosa succede se si verificano condizioni simili??? Ce lo spiega il Comma 3. 3. L’inosservanza del divieto di cui al comma 1 costituisce illecito e comporta su deferimento della Procura Federale, l’applicazione delle sanzioni previste dal Codice di Giustizia Sportiva. L’avvio del procedimento disciplinare comporta la sospensione dei contributi federali, da revocarsi in caso di pronuncia definitiva, favorevole alle società. Permanendo l’inosservanza del divieto di cui al comma 1 alla scadenza del termine, annualmente fissato, per la presentazione della domanda di iscrizione al campionato, le società oggetto di controllo non sono ammesse al Campionato di competenza e decadono dai contributi federali.

Quindi che succede? La Procura Federale apre un procedimento disciplinare, con sospensione dei contributi di Lega. Insomma, perdi i soldi della Lega. Ma poi, se non ti sei regolarizzato? Al momento dell’iscrizione al campionato LE SOCIETA’ (quindi Lazio e Salernitana, nel caso di Lotito) non sono ammesse al campionato di competenza. Vengono escluse. Ma quando avverrebbe? Di certo non prima di una sentenza definitiva. Ad ogni modo ci sono situazioni in cui il Comma 3 non è applicabile, e ce le indica il Comma 4: 4. Non si dà luogo alle sanzioni di cui al comma 3, qualora il controllo derivi da successione mortis causa a titolo universale o particolare, o da altri fatti non riconducibili alla volontà dei soggetti interessati. Qualora sopravvengano, per i suddetti motivi, situazioni tali da determinare in capo al medesimo soggetto situazioni di controllo diretto o indiretto in società della medesima categoria, i soggetti interessati dovranno darne immediata comunicazione alla FIGC e porvi termine entro i 30 giorni successivi. E arriviamo qui al nocciolo della questione. Se il controllo deriva da fattori non riconducibili alla volontà dei soggetti interessati (“sì, è vero, abbiamo vinto il campionato, ma non volevamo”) non li deferiscono e non gli levano nemmeno i contributi. Se poi questa persona, che non poteva avere che una sola società tra Serie A, Serie B, Serie C e Serie D, si ritrova ad avere due società nella stessa categoria, per i famosi fattori “imponderabili” (dicendola alla Lotito maniera), allora lo stesso dovrà comunicare la cosa alla FIGC (che sbadata com’è ancora non se n’è accorta da sola) e vendere in 30 giorni.

Ma è davvero così? Sono davvero solo 30 giorni? In via del tutto teorica si potrebbe ipotizzare l’assoluta volontà della promozione, subire quindi il procedimento disciplinare, con relativa sospensione dei contributi federali, per poi giungere entro l’iscrizione al campionato (solitamente metà luglio) alla cessione della società, passando da 30 a 60 giorni di tempo per la cessione (considerando una sentenza definitiva rapidissima, sennò, sempre teoricamente, il problema si sposterebbe all’anno sportivo successivo). Ad ogni modo c’è un importantissimo precedente che va a tutto vantaggio di Lotito e Mezzaroma (Marco), e proviene proprio da un Mezzaroma (Massimo, questa volta). Correva l’anno 2010, l’Articolo 16 bis delle NOIF era realtà già da almeno il 2006, eppure Giovanni Lombardi Stronati, azionista di maggioranza del Siena, società militante nella Serie A italiana, cedeva le sue quote a Massimo Mezzaroma, cugino di primo grado di Marco e Cristina (moglie di Lotito), e di conseguenza affine di 4° grado di Lotito, già presidente della Lazio dal 2004. Nulla fu mosso. Quell’anno il Siena retrocesse in B, ma dopo un solo anno ritornò in Serie A. Quello stesso anno nasceva l’avventura del duo Lotito-Mezzaroma (Marco) a Salerno, con tripla violazione delle NOIF (parenti di primo grado, affini di secondo grado, affini di quarto grado) sull’asse Roma-Siena-Salerno. La permanenza in A del Siena durò 2 anni. Nessun procedimento fu mai aperto”. Tradotto: i tifosi stiano tranquilli, la normativa è piena di lacune, si sta ragionando sulla possibilità di modificarla a breve sia in Federazione, sia in Lega e nulla vieta alla Salernitana di andare in serie A!

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