Bari e Cesena, è finita: dispiace per i tifosi, ma giusto così. Campionati falsati, per la Salernitana nessuna pietà

Bari e Cesena, è finita: dispiace per i tifosi, ma giusto così. Campionati falsati, per la Salernitana nessuna pietà

Partiamo da un presupposto: quanto sta accadendo in queste ore rappresenta un’ennesima sconfitta per tutto il sistema calcio italiano che da tempo sta vivendo una fase di crisi senza precedenti e a cui nessuno ha saputo e voluto porre rimedio. Il fallimento del Cesena e di altre realtà blasonate come la Reggiana e molto probabilmente

Partiamo da un presupposto: quanto sta accadendo in queste ore rappresenta un’ennesima sconfitta per tutto il sistema calcio italiano che da tempo sta vivendo una fase di crisi senza precedenti e a cui nessuno ha saputo e voluto porre rimedio. Il fallimento del Cesena e di altre realtà blasonate come la Reggiana e molto probabilmente del Bari e della Lucchese non sono che la punta dell’iceberg di annate di gestioni fallimentari non solo da parte dei presidenti, ma anche di chi governa quello che era lo sport più bello del mondo e che probabilmente ci ha capito molto poco. Come è possibile che club con 60-70 milioni di debiti siano stati regolarmente iscritti al campionato di B? Come si possono far disputare i play off a squadre che non percepiscono da mesi un euro di stipendio? Ci si rende conto che l’abolizione della C2 ha rappresentato un omicidio per tutte quelle realtà che, passando direttamente dal dilettantismo alla terza serie, hanno dovuto far fronte a spese troppo ingenti per le proprie tasche? Se a tutto questo aggiungiamo il fallimento della Nazionale ai mondiali di Russia, lo scarso impegno per i settori giovanili italiani (pieni zeppi di stranieri), il livello della classe arbitrale e il progressivo svuotamento degli stadi possiamo ben capire che il problema è molto più ampio rispetto al fallimento di due realtà cadette che, da tempo, vivevano estati turbolente e che non potevano certo cavarsela sempre. Dispiace per i tifosi del Cesena e del Bari: alla fine chi ne paga le conseguenze sono sempre coloro che amano la maglia e che, dopo aver speso tantissimi soldi tra tv, abbonamenti e trasferte, si ritroveranno a sostenere la squadra in serie D senza aver diritto ad alcun rimborso. Dispiace per piazze che a questo calcio servirebbero come il pane e che portavano in casa e fuori migliaia e migliaia di spettatori. A mente fredda, però, possiamo dire che è giusto così. E’ giusto perchè chi non rispetta le regole falsa il campionato ed è già accaduto troppe volte. E’ giusto perchè il Bari ha fatto i play off e sono rimaste fuori realtà che pagavano puntualmente ogni singolo euro e meritavano un trattamento diverso. E’ giusto perchè bisogna ritrovare quella credibilità che ormai è stata persa da decenni e che ha spinto imprenditori facoltosi a farsi da parte.

Già, perchè il calcio di oggi è quello che permette di pagare in nero e non di essere presidente di una società in serie A se un tuo parente di terzo o quarto grado guida un altro club. E’ quello che rinvia gli spareggi promozione e inverte campi in extremis perchè chi di dovere non aveva preventivamente controllato se i conti delle 22 compagini iscritte fossero a posto. La verità è che i play off andrebbero ripetuti, il Palermo ha perfettamente ragione. In A è andato diretto il Parma che è ancora oggi indagato per illecito sportivo,tra le prime otto spiccava la presenza del Bari penalizzato di sei punti senza dimenticare gli episodi arbitrali che spesso hanno indirettamente favorito il Frosinone come accaduto già l’anno scorso nell’incredibile sfida con il Carpi e nel successo per 3-1 all’Arechi nel segno di Pasqua. In attesa di capire quale sarà il futuro dell’Avellino (che sarà iscritto perchè metterà a posto le pratiche con una fideiussione, resta da capire quali garanzie fornirà in vista dei dieci mesi successivi) e con un Foggia che partirà da un -15 (si rischia un altro campionato falsato) è giusto anche bloccare i ripescaggi: Ternana, Pro Vercelli, Entella e Novara sono retrocesse sul campo ed è doveroso facciano la Lega Pro. Certo, i presidenti fanno bene a dire che con una B regolare forse si sarebbero salvati. E, tra ricorsi e reclami, la cosa più intelligente sarebbe fermare tutto a tempo indeterminato- anche diversi mesi- pur di ripristinare una situazione almeno vicina alla normalità. Quando Fabiani parla di doping amministrativo non lo fa certamente a sproposito: perchè la Salernitana deve spendere soldi se poi chi non paga o commette illeciti non viene penalizzato?

A proposito di Salernitana, notiamo che in passato la linea della tolleranza zero è stata usata solo con i granata. L’esclusione del 2004-05 grida vendetta, dal momento che il presidente tirò fuori a scatola chiusa e a fondo perduto 7 milioni di euro per scrivere una squadra che sul campo si era salvata e che non fu aiutata da nessuno. Stesso discorso nel 2010-11, con i vertici della Lega Pro e tanti altri personaggi del mondo del calcio che suonarono il de profundis con un campionato ancora in corso e che con direzioni arbitrali diverse poteva chiudersi con la promozione-salvagente in serie B. Alla Salernitana hanno combinato di tutto in questi decenni: regolamenti stravolti (ricordate lo 0-3 di Terni?), deroghe concesse a qualcuno e negate ai granata (esordio del Lecce in trasferta nel 2014 per indisponibilità del campo, a Lotito dissero no), mancato ripescaggio nel 2012-13 (a costo di rinviare la riforma dei campionati), -6 per il caso Potenza 2 anni dopo la partita per responsabilità presunta e senza tesserati indagati o intercettati, senza voler tornare ai play off con Genoa e Verona fortemente condizionati dall’operato arbitrale e alla retrocessione dalla A nel segno di Bettin, Tuta e Udinese-Perugia. E’ tempo che tutti paghino per gli errori, la speranza è che inizi ad accadere prima e non dopo i campionati. La credibilità di questo sistema è scesa ai minimi storici, è tempo che la gente torni a non pensare a male se un giocatore fa autogol o se una società che non paga partecipa al medesimo campionato…

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