Dopo Verona ecco Mandorlini: un cerchio da chiudere dopo le offese e i torti del 2011

Dopo Verona ecco Mandorlini: un cerchio da chiudere dopo le offese e i torti del 2011

Nell’anno del centenario le motivazioni per far bene sono almeno triplicate. C’è la possibilità di chiudere il cerchio rispetto ad un passato turbolento, burrascoso e che la tifoseria granata non ha dimenticato. Sabato scorso è toccato al Verona, quella squadra che scippò la serie B alla Salernitana a suon di rigori inesistenti, di cori razzisti

Nell’anno del centenario le motivazioni per far bene sono almeno triplicate. C’è la possibilità di chiudere il cerchio rispetto ad un passato turbolento, burrascoso e che la tifoseria granata non ha dimenticato. Sabato scorso è toccato al Verona, quella squadra che scippò la serie B alla Salernitana a suon di rigori inesistenti, di cori razzisti e di sfottò che palesarono una caduta di stile senza precedenti nei confronti di chi era stato costretto a ripartire dai dilettanti pur essendosi dimostrato superiore sul campo. Protagonista assoluto di quella doppia finale fu Andrea Mandorlini, allenatore che per ben due volte in carriera ha festeggiato una promozione matematica contro il cavalluccio marino e che animò la vigilia della finalissima del Bentegodi con dichiarazioni gravissime, quasi da squalifica. “Sarebbe opportuno aiutare le società solide, non quelle che sono in difficoltà. Chi temo degli avversari? Nicola Salerno, è un direttore sportivo molto esperto e navigato”, parole che fecero infuriare la dirigenza granata e tutto il pubblico salernitano che, nella sfida di ritorno, gli riservò un’accoglienza assai “calorosa”. Fischi assordanti per 90 minuti, lancio di oggetti, aggressione in campo e in sala stampa, impossibilità di effettuare la conferenza post partita e “fuga” in infermeria per farsi medicare l’arcata sopraccigliare, mentre 300 tifosi inferociti assediarono la tribuna aspettandone l’uscita, per fortuna senza conseguenze e con il buonsenso che prevalse su tutto. 7 anni dopo le strade di Mandorlini e della Salernitana si incrociano di nuovo e la mente vola a quel “Ti amo terrone” intonato durante la festa di presentazione del Verona, quando dichiarò testualmente che “bisogna rendere omaggio a degli avversari leali e sportivi”, tutto con un sorriso ironico sulle labbra che valeva più di mille parole. “Lo rifarei” ribadì tempo dopo sia a Sky, sia ai cronisti di Salerno parlando di “goliardia”, ancor di più quando a Nocera rifiutò il regalo di un bambino che lo omaggiò di una maglietta con la scritta “Benvenuti al Sud”, altro gesto che certo non passò inosservato e che spinse tutti gli stadi del Mezzogiorno ad accoglierlo tra improperi e frasi sprezzanti. Domani la concentrazione sia sulla Cremonese, avversario ostico, difficile da perforare e che gioca un buon calcio. Ma vuoi mettere la soddisfazione, dopo aver battuto meritatamente il Verona dinanzi a 11mila spettatori in festa, di cantare “Ti amo terrone” sotto il settore ospiti che vivrà la partita quasi come un derby? E allora forza Salernitana, domani ci sono tanti motivi per vincere e chiudere i conti con il passato ammutolendo chi parlò troppo e senza dubbio a sproposito.

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