Il solito gioco della società: via l’accredito “se scrivi che”. Fabiani e società, pensate ai problemi seri della Salernitana…

Il solito gioco della società: via l’accredito “se scrivi che”. Fabiani e società, pensate ai problemi seri della Salernitana…

C’era una volta una società di calcio che, presentandosi in un afoso pomeriggio di agosto, prometteva alla città di Salerno un rapporto basato sulla trasparenza, sulla collaborazione e sul coinvolgimento degli organi di informazione e della tifoseria. C’era una volta la promessa di un tale Stefano De Martino che parlò di radio, tv ufficiale e

C’era una volta una società di calcio che, presentandosi in un afoso pomeriggio di agosto, prometteva alla città di Salerno un rapporto basato sulla trasparenza, sulla collaborazione e sul coinvolgimento degli organi di informazione e della tifoseria. C’era una volta la promessa di un tale Stefano De Martino che parlò di radio, tv ufficiale e magazine che, in verità, dopo sette anni ancora non abbiamo visto. C’era, ad ogni modo, una società che aveva garantito che “i salernitani saranno parte integrante del nostro progetto e saranno aggiornati costantemente su tutto ciò che concerne la vita sportiva del club”. E’ passato un po’ di tempo, ma queste promesse sono state solo parzialmente mantenute: il salernitano si è abituato a non poter vedere gli allenamenti della sua squadra del cuore, il giornalista (soprattutto quello che cerca di essere obiettivo) deve chiedere 12 permessi prima di fare un’intervista, da febbraio non c’è una conferenza stampa (talvolta il silenzio è stato fatto anche con chi aveva pagato i diritti), la campagna abbonamenti non viene presentata e si lancia in modo approssimativo e caotico e si pensa di risolvere i problemi impedendo- nella loro personale visione- a chi ha una qualifica per poter scrivere di svolgere il proprio lavoro. Quelle stesse persone che magari ti chiamavano anche di notte per chiederti di presenziare ad un convegno sulla legalità che non aveva riscosso molto successo (a costo di mandarti a prendere fin sotto casa con l’auto), che parlavano male di un allenatore sperando in un articolo di critica e che auspicavano una parola di riguardo per il calciatore appena acquistato forse perchè il campo aveva detto che effettivamente non era all’altezza. Del resto tutti conoscono bene le dinamiche e i modus operandi tutt’altro che democratici: fino a quando la pensi come loro e sei positivo puoi essere accreditato, se poi fai notare che manca il portiere, che ad agosto non ci sono attaccanti e che non è normale che un presidente al posto di fare mercato se ne vada a Bari a promettere la promozione devi restare a casa “e non ti conviene perchè hai bisogno di lavorare”

Quando ho iniziato quest’avventura ero non convinto, ma di più che chi parlava di collaborazione per il bene della Salernitana avrebbe assunto l’atteggiamento opposto rispetto alla scelta di essere indipendenti e di raccontare i fatti dal nostro punto di vista. Senza polemiche a prescindere: c’è chi le fa da anni per motivi anche personali, eppure domani sera sarà in sala stampa. L’area comunicazione (capeggiata da Lambiase, ma la scelta non è la sua) mi ha detto stamattina che la richiesta di accredito è stata respinta. “Il motivo?”. “Non lo so, se chiami il direttore…”, una dinamica che ha stancato e un modo di fare che, speriamo, sarà applicato presto a Bari piuttosto che a Salerno. Perchè in passato è capitato già a tanti colleghi che avevano semplicemente fatto il loro dovere. Perchè il primo sono stato io ai tempi di Granatissimi e per diverse settimane, quando ci fu chiesto di togliere lo spazio riservato ai commenti dei tifosi. “Perchè dovrei privare la gente del diritto di esprimersi su un sito che parla di calcio?” la mia risposta, con tanto di editoriale del direttore di allora Luciano Provenza firmato da tutti i ragazzi della redazione che si sentirono penalizzati da una decisione assurda. Ma quello che contava era anteporre a tutto i tifosi, chi ci leggeva e chi ci aveva dato fiducia. Non chi vuol fare il bello e il cattivo tempo per poi dichiarare che la Salernitana è un bene comune. La stessa persona che è stata tacciata di essere ora troppo critica (con sms ricevuti da qualcuno dal contenuto assai antipatico) era invece ritenuta brava, in gamba e pungente in determinati periodi della stagione. Mi dispiace per loro, ma non c’è bisogno dell’elemosina di Fabiani, Lotito e Mezzaroma: il sottoscritto dal 2001 acquista a spese proprie l’abbonamento pur da accreditato e ha fondato un club di tifoseria e non ha bisogno di regali, ha già acquistato (prevedendo la barzelletta dell’accredito) il biglietto sia per domani, sia per la coppa Italia (25 euro per un’amichevole e per la sfida col Rezzato, si andasse in serie A per davvero la gente dovrebbe fare u mutuo per vedere la partita della Salernitana), continuerà per quanto possibile a scrivere senza per forza dover riportare i soliloqui del sito ufficiale o le parole di circostanza in sala stampa. Se la Salernitana andrà bene saremo felicissimi di fare i complimenti a tutti, viceversa si rimarcheranno anche quelle situazioni “scomode”: perchè fare il bene della Salernitana significa anche rimarcare ciò che non va. Una chiosa: se con un Lotito che pensa ad un’altra squadra, una Salernitana largamente incompleta, minimo storico di abbonamenti venduti, settore giovanile lacunoso, magliette viola, marketing rivedibile, triennali a calciatori in età avanzata e caos multiproprietà si pensa che il problema siano sempre i bistecconi da tastiera che covano odio e gli stracciaroli giornalai…evidentemente c’è da preoccuparsi. Perchè, da 7 anni a questa parte, la colpa è sempre dei fattori imponderabili. Cara Salernitana, ci vediamo domani sera!

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