L’imperdonabile nulla nell’anno più importante. Ci siano anche i presidenti al Volpe

L’imperdonabile nulla nell’anno più importante. Ci siano anche i presidenti al Volpe

Aprire le porte del campo Volpe rappresenta l’ennesimo tentativo di dare una scossa ad un ambiente ormai deciso a perseguire la strada della diserzione dimenticando che la Salernitana sta rischiando di ritrovarsi in piena zona retrocessione a 4 giornate dalla fine. Prima i prezzi dimezzati, poi la fine del silenzio stampa, ora una decisione tardiva

Aprire le porte del campo Volpe rappresenta l’ennesimo tentativo di dare una scossa ad un ambiente ormai deciso a perseguire la strada della diserzione dimenticando che la Salernitana sta rischiando di ritrovarsi in piena zona retrocessione a 4 giornate dalla fine. Prima i prezzi dimezzati, poi la fine del silenzio stampa, ora una decisione tardiva che fa storcere il naso perchè spesso i tifosi hanno chiesto di poter sostenere i calciatori anche durante la settimana. L’obiettivo è chiaro: responsabilizzare un gruppo assolutamente vuoto emotivamente, strafottente e che sta peccando anche in impegno e senso di appartenenza. Facile prevedere saranno in pochissimi e che non ci saranno certo frasi di incoraggiamento. Fino a quando si resta nei limiti dell’educazione e della civiltà, però, tutto è lecito ed è anche giusto che chi è venuto a Salerno per prendere lo stipendio senza mai scendere in campo, pensa alla Lazio o esce dal campo con la maglietta asciutta venga contestato con la speranza che a giugno, a prescindere da tutto, si azzeri e si costruisca uno spogliatoio formato anzitutto da uomini.

La scelta di riaprire i cancelli dopo due anni e mezzo di isolamento avrà senso se, alla ripresa, ci saranno anche lo staff tecnico, la dirigenza e soprattutto i presidenti. Scaricare tutto sui giocatori dopo dichiarazioni ritenute offensive, promesse non mantenute, un mercato imbarazzante a gennaio e l’ennesimo campionato di B che anche il Lombardi di turno avrebbe potuto garantire è troppo comodo. Ci mettano la faccia Lotito e Mezzaroma. Come il patron fa a Roma, come il cognato fa quando si vince. Potrebbe essere l’occasione per il vero confronto con la piazza, non riservato a pochi eletti e non certo a 400 chilometri di distanza. Nell’anno più importante, con uno stadio vuoto e un centenario da celebrare, Salerno non meritava un galleggiamento a metà classifica, un Di Gennaro svogliato, un Jallow irritante, un Lopez blindato con un triennale e due allenatori che ci hanno capito pochissimo. Nel giorno in cui Donnarumma vince il secondo campionato di fila e la classifica cannonieri e Coda segna tre reti a Verona aumentano i rimpianti per un quadriennio troppo brutto per essere vero. Ma l’attuale situazione è lo specchio di una programmazione che si è interrotta nel maggio del 2014

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