Lotito non va via, si poteva contestare…dalle 23. Tutti all’Arechi

Lotito non va via, si poteva contestare…dalle 23. Tutti all’Arechi

Ogni presa di posizione deve essere finalizzata al raggiungimento di uno scopo. Se tutti avessero deciso di restare a casa dopo la vittoria di Palermo, quando la società non rinforzò una rosa a pezzi per gli infortuni alla vigilia dello scontro diretto con il Lecce, anche chi vi scrive avrebbe aderito volentieri perchè c’era la

Ogni presa di posizione deve essere finalizzata al raggiungimento di uno scopo. Se tutti avessero deciso di restare a casa dopo la vittoria di Palermo, quando la società non rinforzò una rosa a pezzi per gli infortuni alla vigilia dello scontro diretto con il Lecce, anche chi vi scrive avrebbe aderito volentieri perchè c’era la necessità di lanciare un segnale per il bene della Salernitana. Nulla è stato fatto e la squadra è incappata in una serie di risultati negativi che vedono in Lotito, Mezzaroma e Fabiani gli unici tre responsabili. Può avere una logica anche inscenare una protesta collettiva per una singola partita: contro il Venezia c’erano 2500 persone fuori allo stadio, tutti i gruppi aderirono e si ritrovò un’unità andata a farsi benedire 15 giorni dopo. “Solo per la maglia” recitava uno striscione esposto in tutti i campi italiani qualche tempo fa, oggi questo motto è venuto meno ironia della sorte dopo le parole del Governatore Vincenzo De Luca che, “coerentemente” con la sua grande preoccupazione per le sorti del cavalluccio, anche stasera non sarà presente all’Arechi, ma potrebbe pontificare ancora con l’avvicinarsi delle elezioni come già accaduto in passato.

Torniamo però alla prima osservazione, ribadendo che una scelta va fatta per ottenere qualcosa e non essere fine a sè stessa. Ebbene, considerando che Lotito ha già detto che non andrà via da Salerno (non si è fatto intimorire dalla marcia di 30mila persone a Roma, figuriamoci quanto potranno scalfirlo i cori di 100 persone all’esterno della tribuna) non era il caso di pensare esclusivamente alla Salernitana scindendo contestazione alla proprietà e sostegno alla casacca come accadde, ad esempio, nella sfida play out con il Lanciano? Se Lotito e Mezzaroma dovessero restare al timone altri dieci anni, si proseguirà su questa linea a tempo indeterminato o basteranno 4-5 vittorie o due nomi roboanti ad agosto per riportare tutti sui gradoni? Lo abbiamo ribadito più volte: ci sono gruppi come gli UMS e Amici della Salernitana che hanno girato l’Italia a spese proprie per decenni lasciando a casa le famiglie anche nelle feste di Natale e vanno rispettati pur avendo assunto una linea che inevitabilmente ha spaccato la tifoseria e alimentato polemiche sul web. Per tutti gli altri la diserzione sembra quasi una moda, al punto che chi entra viene etichettato addirittura come “nemico di Salerno” a conferma del fatto che bisognerebbe tutti farsi un bagno di umiltà quando si pretende la massima serie.

C’è chi pensa che il pubblico non conti nulla e una squadra forte vince anche in uno stadio vuoto. Tesi rispettabile, probabilmente portata avanti da chi non ha mai messo piede all’Arechi. C’è chi parla di dignità, dopo aver accettato passivamente l’atteggiamento pressoché analogo della proprietà ai tempi della C: però si vinceva, in fondo la stragrande maggioranza degli appassionati tifa per il risultato. C’è chi si diverte ancora in teorie fantascientifiche basate su quote Snai, babà, partite accomodate e copioni preconfezionati: loro sì che meriterebbero la retrocessione, questa cultura del sospetto che accompagna la quotidianità della Salernitana è stucchevole quanto Lotito che si vanta per aver pagato gli stipendi. Ma ai tempi dei social e in una società che offre poche valvole di sfogo ai giovani ci sta anche questo: loro non rappresentano nè gli ultras, nè i veri tifosi della Salernitana e il 18 agosto erano tutti felicissimi del mercato fatto dalla dirigenza.

Ribadiamo quanto detto in tempi non sospetti, con la Salernitana terza in classifica e un primato a due passi: nell’anno del centenario la proprietà ha fallito clamorosamente e tutti i protagonisti di questo campionato disastroso dovrebbero essere messi in discussione non appena andrà in archivio una stagione pessima e priva di emozioni. Se si valutassero obiettivamente gli accadimenti recenti è palese che calciatori mercenari, allenatore in confusione e società che mai nulla ha fatto per la gente pensando esclusivamente ai bilanci e alla Lazio meriterebbero di restare soli a vita. Allo stesso modo, però, nulla costava accantonare tutto almeno per 90 minuti, spingere la squadra alla salvezza, dare l’ennesima dimostrazione di attaccamento e poi scegliere una linea comune che prevedesse un incontro pubblico con la proprietà, una contestazione anche dura o una diserzione ad oltranza dall’anno prossimo qualora non si dimostrerà con i fatti di voler andare in A. Questo mese di confusione e spaccature ha agevolato le avversarie. I tifosi non sono colpevoli, ma quando si vive un girone di ritorno del genere nessuno è esente da responsabilità. Alle 23 tutti faranno un bilancio, ma prima c’è da battere il Cosenza.

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