Un tempo che finisce: Lotito e Mezzaroma vendano a prescindere

Un tempo che finisce: Lotito e Mezzaroma vendano a prescindere

Abbiamo provato a trasmettere un minimo di entusiasmo consapevoli che sarebbero arrivati insulti e commenti negativi. Abbiamo cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno, di non alimentare polemiche su situazioni evidenti e imbarazzanti passando anche per nemici di quei tifosi che, invece, riteniamo siano vittime di una gestione incredibilmente passiva da parte di una società

Abbiamo provato a trasmettere un minimo di entusiasmo consapevoli che sarebbero arrivati insulti e commenti negativi. Abbiamo cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno, di non alimentare polemiche su situazioni evidenti e imbarazzanti passando anche per nemici di quei tifosi che, invece, riteniamo siano vittime di una gestione incredibilmente passiva da parte di una società che ha peccato di presunzione e che certo non pensava che tutto potesse precipitare così. Oggi si è toccato il fondo, nemmeno con Cala o quando si è retrocessi battendo ogni sorta di record negativo la gente ha lasciato lo stadio con un magone del genere. Calciatori scadenti umanamente soprattutto, una dirigenza che ha preferito non metterci la faccia, una tifoseria spaccata, un allenatore affranto e impotente, ma i colpevoli hanno il nome di Marco Mezzaroma e Claudio Lotito. Ne hanno dette tante e spesso: dalle ironie sulla storia al ritornello sulla serie C, quella categoria fatta con più onore rispetto all’imbarazzante quadriennio in cadetteria.

E quando i tesserati dicono ” ci hanno lasciato soli” si sta sancendo una retrocessione meritata, frutto di tanta approssimazione, di errori clamorosi e di un’assenza ingiustificabile. Oggi Lotito e Mezzaroma dovevano esserci, metterci la faccia, chiedere scusa, incontrare la gente. Nulla di tutto questo. Il Cosenza, senza ambizioni, prendeva a pallonate il gruppo peggiore di sempre nel silenzio generale, con una proprietà che non sa che pesci prendere e che deve fare soltanto un passo per rendersi credibile: mettere in vendita il club per quei 300mila euro spesi per acquisire il titolo sportivo e partecipare alla serie D. Nulla di più. Ci sono cicli e tempi che finiscono e quando si divide una intera tifoseria nel suo anno più importante non ce nessuno strappo da ricucire. La miracolosa e improbabile salvezza non cancellerà un quadriennio di mortificazioni sportive, di una programmazione nulla e di soldi incassati e non spesi. Tutto molto triste. Salerno paga, come sempre, l’assenza di una società all’altezza delle aspettative e delle potenzialità. Si vincesse a Pescara piangeremmo di gioia. Ma non cambierebbe di una virgola il giudizio.

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