Botteghino, calo progressivo: DAZN scontenta. I dati

Botteghino, calo progressivo: DAZN scontenta. I dati

Sarà un caso, ma da quando la Salernitana ha introiti importanti derivanti da sponsorizzazioni, diritti televisivi e cessioni non si sente più il tormentone dei 10mila. Eppure la fuga dallo stadio è un fenomeno che dovrebbe spingere la società non solo a porsi l’interrogativo, ma anche a mettere in campo iniziative promozionali che mancano ormai

Sarà un caso, ma da quando la Salernitana ha introiti importanti derivanti da sponsorizzazioni, diritti televisivi e cessioni non si sente più il tormentone dei 10mila. Eppure la fuga dallo stadio è un fenomeno che dovrebbe spingere la società non solo a porsi l’interrogativo, ma anche a mettere in campo iniziative promozionali che mancano ormai dai tempi dal primo campionato di serie B. I freddi numeri parlano chiaro: Salerno è quinta per media spettatori (9300 a partita), ha superato quota 10mila soltanto in pochissime occasioni (esordio col Palermo, big match col Verona di domenica alle 15) e ci sono meno tifosi rispetto alle gare disputate nelle categorie inferiori. Anche al botteghino il piatto piange: se in C l’apporto economico del pubblico permetteva di percepire cifre importantissime, in cadetteria c’è un climax discendente che rischia di pesare nel bilancio. Nelle prime stagioni la tifoseria ha garantito incassi interessanti (quasi 2 milioni di euro) e sufficienti a ripianare le perdite, quest’anno le casse del club hanno “accolto” 900mila euro dai quali scalare le percentuali dovute al Comune (che ha sollecitato pagamenti comunque già in atto, nessun problema da questo punto di vista), la SIAE e tutti gli oneri previsti dalle normative. Al netto della presenza degli abbonati (4100, 800 in più dell’anno scorso pur con una politica di prezzi conveniente), contro la Cremonese la società ha guadagnato appena 18mila euro netti e le cose rischiano di andare ancora peggio domenica prossima contro il Crotone. E i diritti tv? Molto si basa sul bacino d’utenza e sulle presenze allo stadio, continuando così si rischia alla lunga di percepire introiti minori anche in quest’ambito “perchè le telecamere inquadrano spalti vuoti e si fa fatica a vendere il prodotto”. Del resto c’è un campanello d’allarme che suona da gennaio di un anno fa e che resta inascoltato. Abbassare i prezzi permetterebbe almeno di avere lo stesso incasso, ma un supporto emotivo maggiore. Sarà così?

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