L’idea: “1919 maglie celebrative e kit agli ospedali per i neonati”. La risposta

L’idea: “1919 maglie celebrative e kit agli ospedali per i neonati”.  La risposta

In attesa di capire quando al società si ricorderà che il 19 giugno si celebrerà un evento importantissimo per la città di Salerno, è la tifoseria organizzata a provare a destare tutti dal torpore generale. Mai avremmo immaginato che l’anno del centenario coincidesse con il campionato meno seguito emotivamente dalla piazza per tutta una serie

In attesa di capire quando al società si ricorderà che il 19 giugno si celebrerà un evento importantissimo per la città di Salerno, è la tifoseria organizzata a provare a destare tutti dal torpore generale. Mai avremmo immaginato che l’anno del centenario coincidesse con il campionato meno seguito emotivamente dalla piazza per tutta una serie di motivazioni che nel tempo abbiamo analizzato. La scossa arriva dal club Mai Sola che, ieri pomeriggio, al termine un convegno molto interessante dedicato al ruolo della medicina nello sport, ha chiesto al dottore Italo Leo di farsi portavoce di una proposta: mettere in vendita 1919 magliette celebrative (con ricavato da destinare in beneficenza o a nuove iniziative rivolte alla Salernitana come distribuzione di biglietti nelle scuole o in provincia) e trovare un accordo con gli ospedali della città e della provincia affinché, a tutti i neonati, venga donato un kit interamente granata per coltivare le nuove generazioni un po’ come accade a Bergamo sponda Atalanta.

Molti tifosi ci fermano per strada o ci contattano chiedendo informazioni sul perchè i bambini paghino, altri vogliono sapere dove poter acquistare materiale ufficiale che ancora non si trova. Migliorare il marketing affidandosi a persone del territorio a contatto con la piazza non può che portare vantaggi alla società. Siamo in difficoltà perchè spesso non sappiamo rispondere alle domande dei tifosi che vorrebbero vedere gli allenamenti, stare a contatto con la squadra, vivere la Salernitana ogni giorno. Questa chiusura non aiuta, anche economicamente credo che la proprietà trarrebbe beneficio da un programma di marketing mirato” ha detto il presidente Antonio Carmando, anche il responsabile alle attività sociali Gianluca Francese ha più volte sottolineato quanto sarebbe importante ripartire dalle nuove generazioni e da quei bambini che,oggi, seguono soltanto le big della A e non hanno la minima idea di chi siano Di Tacchio, Jallow e Migliorini.

Mi farò portavoce con la società, ma dobbiamo entrare in un’ottica diversa: loro ragionano da imprenditori e, al termine di ogni anno, determinate voci di bilancio devono fornire risposte di un certo tipo. Non credo che non si pongano il problema del riavvicinamento allo stadio delle famiglie piuttosto che dei bambini, ma fino a quando non capiremo che per i proprietari il calcio è un’azienda mentre per tutti i tifosi è passione non riusciremo a fare un discorso compiuto. La chiusura non aiuta, da punto di vista socio-pedagogico sarebbe importante aprire le porte degli allenamenti, ma ci sono delle linee da seguire alle quali dobbiamo attenerci. La proposta del vostro club è lodevole, ma in questo momento ci sono priorità di tipo sportivo” ha detto il dottor Italo Leo. La speranza è che si riesca a capire che il percorso sportivo non può prescindere dal coinvolgimento della gente e che “privatizzare” la Salernitana vivendola emotivamente con distacco produrrà una fuga progressiva dagli spalti, un calo di introiti al botteghino e un clima freddissimo in uno stadio che, un tempo, vinceva le partite da solo.A chi giova tutto questo? Un club, tra i più attivi in Italia, si è proposto di collaborare fattivamente, a titolo gratuito anche a costo di girare con dei rappresentanti nelle scuole. In estate proprio la tifoseria organizzata ha colmato le lacune organizzative della campagna abbonamenti. Perchè non ascoltarli di più?

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