Il Gregucci “rassegnato”: mai visto il mister così spento

Il Gregucci “rassegnato”: mai visto il mister così spento

I numeri dicono che non sia mai stato un allenatore particolarmente vincente: due esoneri su due in A con zero vittorie e otto sconfitte su nove, qualche buona salvezza in B, un discreto numero di esoneri e l’unico trofeo conquistato a Salerno in coppa Italia da subentrante. La vera impresa l’ha fatta con l’Alessandria, laddove

I numeri dicono che non sia mai stato un allenatore particolarmente vincente: due esoneri su due in A con zero vittorie e otto sconfitte su nove, qualche buona salvezza in B, un discreto numero di esoneri e l’unico trofeo conquistato a Salerno in coppa Italia da subentrante. La vera impresa l’ha fatta con l’Alessandria, laddove arrivò in semifinale della coppa Nazionale affrontando il Milan a San Siro, ma complessivamente mister Gregucci non si è tolto poi queste grandi soddisfazioni in carriera. La stessa annata 2004-05, conclusa con il mantenimento della categoria frutto della vittoria per 2-1 sull’Ascoli, è stata giudicata in modo sbagliato: quella rosa poteva e doveva puntare ai play off, altro che esultare per il diciassettesimo posto. Ad ogni modo, però, tutti hanno sempre riconosciuto al trainer pugliese grandissimo carattere, grinta e sana cattiveria agonistica, doti che spesso hanno fatto la differenza e che gli hanno permesso di gestire in modo intelligente tanti gruppi che, ancora oggi, lo ricordano con affetto e riconoscenza. Non c’è un solo calciatore che abbia lavorato con lui che ne ha parlato male, anche quelli che giocavano poco e apprezzavano le sue scelte perchè sempre dettate da un criterio di meritocrazia. Quello che preoccupa oggi non è il cambio sbagliato di Verona, il pessimo approccio di Perugia o i quattro gol incassati in casa col Pescara, quanto un modo di fare “moscio”.

Gregucci sembra spento, anche in panchina non è il solito vulcano e nelle- rare- interviste gira intorno alle questioni senza mai fornire risposte concrete. Come se dentro di lui fosse cambiato qualcosa. Lo ricordiamo post Foggia, gara che battezzò la sua terza avventura in granata: idee chiare- come se stesse seguendo la squadra da tempo- discorsi intelligenti e di grande competenza, parole sagge nei confronti di ogni giocatore e dichiarazioni precise e perfette. La partenza, del resto, era stata ottima: vittoria contro i rossoneri, 0-0 col Cosenza senza subire nulla, ko interno col Pescara dopo il miglior primo tempo dell’anno, blitz in rimonta a Palermo su un campo inviolabile per tutti. Dal post mercato in poi, però, un atteggiamento più freddo e un furore agonistico meno palese. Aveva chiesto pubblicamente un centrocampista, non gli è arrivato. E’ stato additato come uno dei responsabili della scelta Akpro col Lecce che ancora oggi è pagata a caro prezzo. Ha forse capito che la squadra era meno forte di quello che avesse pensato. Di certo c’è che nelle prossime due settimane si giocherà la riconferma e che qualcuno, dopo il 31 gennaio, si aspettava le sue dimissioni. L’auspicio è di rivedere presto quel condottiero che, a prescindere dalle rispettive opinioni sulle qualità tecniche, in carriera ha spesso fatto ottime cose grazie al suo carattere da trascinatore.

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