Leo: “Carenti sul piano emozionale, porte aperte avvicinerebbero i giovani”

Leo: “Carenti sul piano emozionale, porte aperte avvicinerebbero i giovani”

Apprezzabile discorso del dottor Italo Leo presso il club Mai Sola. Ha parlato da tifoso prima ancora che da medico. Lanciando un messaggio distensivo alla piazza e dispensando con umiltà consigli anche a Lotito e Mezzaroma: “Mi rendo conto che possiamo essere carenti dal punto di vista emotivo, siamo ai minimi storici per quanto riguarda

Apprezzabile discorso del dottor Italo Leo presso il club Mai Sola. Ha parlato da tifoso prima ancora che da medico. Lanciando un messaggio distensivo alla piazza e dispensando con umiltà consigli anche a Lotito e Mezzaroma: “Mi rendo conto che possiamo essere carenti dal punto di vista emotivo, siamo ai minimi storici per quanto riguarda l’entusiasmo della piazza ed è un dato di fatto evidente. Questa società è tra le più forti della storia per quanto riguarda l’aspetto economico, è evidente che per i presidenti il calcio sia un’azienda e i conti devono quadrare. E’ positivo chiudere il bilancio in attivo, significa garantire solidità ad una città che, calcisticamente, ha patito diverse problematiche nel tempo. Il direttore sportivo Fabiani ci sta mettendo l’anima per quanto riguarda le strutture, imprescindibili per la crescita di una società calcistica come Salerno comunque molto rispettata anche a livello nazionale. Mi rendo conto che dovremmo emozionarvi di più. Le porte aperte? Non sono il presidente o il direttore sportivo, non tocca a me affrontare quest’argomento. Da giovane ricordo che anche io ero spesso al Vestuti per seguire gli allenamenti. Potrebbe essere indubbiamente utile per avvicinare le nuove generazioni e i tifosi del futuro. Non possiamo costringere una donna ad amarci: il senso di appartenenza e l’amore per la Salernitana devono appartenere ai salernitani, chi è di fuori non può capire ed è un falso ideologico immaginare che si possa inculcare la nostra passione a chi viene da fuori. Mi rendo anche conto che a volte le critiche sul nostro operato possano derivare da una chiusura, il dialogo è sempre utile per chiarire e per far conoscere all’esterno tante dinamiche che non si possono comprendere. La proprietà ha comunque dimostrato di voler fare qualcosa di importante, le strutture e i campionati vinti in passato lo dimostrano. Ci siamo stretti la mano: andrò via quando raggiungeremo quella categoria agognata da tutti”.

 Parole molto intelligenti  che servono ai tifosi per capire che l’immagine del presidente-tifoso appartiene al passato e che il sentimento vero appartiene alla gente, non a chi investe. Allo stesso tempo il messaggio alla società è chiaro e condivisibile: silenzio stampa, chiusura e assenza di iniziative stanno sortendo un effetto pericoloso, ovvero svuotare l’Arechi proprio nell’anno del centenario. Aprirsi comporta chiarezza: oggi abbiamo scoperto, ad esempio, che la società spende 100mila euro all’anno per far svolgere agli atleti esami ematochimici specifici ogni 30 giorni e non ogni tre mesi come da obbligo della Lega. Abbiamo capito come lavora lo staff medico, perchè alcuni calciatori recuperino con lentezza, quanto sia cresciuta la struttura nel tempo. Il silenzio rischia di far passare in secondo piano anche cose molto positive e che la gente non conosce.

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