Rimpianto oggi chi veniva fischiato ieri: serve critica coerente e costruttiva

Rimpianto oggi chi veniva fischiato ieri: serve critica coerente e costruttiva

Siamo stati forse i primi a rimarcare, anche con la Salernitana terza in classifica a due punti dalla vetta, che tante cose non funzionavano e, alla lunga, sarebbero state pagate a caro prezzo. Ovviamente il popolo social ci additò come detrattori, critici a prescindere e quant’altro. Le stesse persone che oggi, senza nemmeno venire allo

Siamo stati forse i primi a rimarcare, anche con la Salernitana terza in classifica a due punti dalla vetta, che tante cose non funzionavano e, alla lunga, sarebbero state pagate a caro prezzo. Ovviamente il popolo social ci additò come detrattori, critici a prescindere e quant’altro. Le stesse persone che oggi, senza nemmeno venire allo stadio, dicono esattamente le stesse cose e ci accusano di essere troppo morbidi. La linea di pensiero non è cambiata: la società, dal ritorno in B ad oggi, dal punto di vista tecnico e programmatico ha commesso moltissimi errori, gli allenatori che si sono avvicendati sulla panchina sono stati quasi tutti scarsi (anche quelli che hanno vinto), il settore giovanile non ha regalato le soddisfazioni auspicate, il rapporto con la piazza è ai minimi termini e finanche sul colore della maglia  ci sarebbe tanto da dire specialmente ora che si avvicina il centenario e nulla si sta facendo per celebrare l’evento come merita. Ribadire ogni giorno le stesse cose, tuttavia, diventa stucchevole e al fianco della critica costruttiva e talvolta dura deve esserci sempre anche quell’equilibrio necessario a ricordare che la Salernitana, al netto di tutto, è a 2 punti dai play off e deve vincere quelle 3-4 partite necessarie per mantenere la categoria in questa B folle. L’auspicio- rimasto tale- era di trovare tutti una linea comune non appena chiuso il mercato anche a costo di attuare una scelta drastica come la diserzione. Se, invece, gli 8000 dello zoccolo duro hanno legittimamente deciso di spingere la squadra per amore della casacca, serve a poco se tutti gli altri restano a casa invadendo facebook per sfogarsi. Del resto quanto accaduto  venerdì sera è lo specchio fedele della situazione: 3-400 commenti sui social, appena 45 persone a metterci la faccia all’esterno della tribuna. Che credibilità c’è in tutto questo? A cosa serve, con un mercato chiuso e in pieno girone di ritorno, parlare ancora di Dezi, Ceravolo, Monaco e tutti coloro che non sono venuti? Ormai la situazione è questa, gli errori/orrori sono sotto gli occhi di tutti e non fare i play off o farli da comparsa come 5 anni fa sarebbe un totale fallimento. 

E’ necessario, però, che tutti portino avanti una critica logica. Invece si va in contraddizione con se’ stessi pur di attaccare chiunque. Fino a venti giorni fa Casasola era quello che non sapeva nemmeno fare uno stop, Bocalon il “bidone” che sbagliava a porta vuota e Vitale una mela marcia da estirpare. Oggi si attacca Lotito che si è portato Casasola alla Lazio per 3 milioni di euro, si rimpiange un centravanti che, in un anno e mezzo, ha portato in dote la miseria di 9 punti e si scrive che a Verona il buon Vitale sta giocando benissimo. Non si vuole essere succursale? Sacrosanto, è ora di tagliare per sempre il cordone ombelicale che, ad ora, ha portato vantaggi solo alla Lazio. Allora non si esulti se firmano Anderson e Di Gennaro. Senza contare il partito dei nostalgici che tra poco inizierà a rimpiangere anche Lombardi e Cala e che invoca Aliberti. Eppure anche con il patron napoletano non si contano gli anni anonimi di B (e nessuno parlava di galleggiamento), le partite perse in modo clamoroso (il balletto Cagni-Cadregari-Cagni prima del derby con il Savoia, quel match costò la mancata promozione), i rapporti con l’Avellino (nessuno parlava di succursale), le offese ai tifosi (“Le bandiere mettetevele in quel posto” una delle ultime perle), la retrocessione in C a suon di record negativi e i 30 milioni di euro di debiti pur avendo incassato, nel tempo, miliardi a palate dalle cessioni. Si guardi avanti senza paragoni e senza auspicare cavalli di ritorno, anche perchè lo striscione “Aliberti Vattene” faceva bella mostra di sè in tutti gli stadi italiani una domenica sì e l’altra pure. Si provi, invece, ad analizzare con obiettività i veri problemi ipotizzando un incontro pubblico alla presenza di istituzioni, tifoseria, stampa e rappresentanti della società.Una sorta di ultima occasione per capire le reali intenzioni. Senza vedere fantasmi o inventarsi film come i campionati volutamente persi a tavolino o sminuire quelle cose buone che pure  ci sono state. Perchè guardare chi sta peggio è un errore così come lo è sottolineare che si pagano gli stipendi. Ma questo caos totale da tutti contro tutti e i social da cassa di risonanza per chiunque si sveglia per attaccare favorirà soltanto chi, ad oggi, è l’artefice di questo dramma sportivo.

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