“Di padre in figlio”: la storia di un papà che mercoledì sarà in curva con Vincenzino

“Di padre in figlio”: la storia di un papà che mercoledì sarà in curva con Vincenzino

La passione per la Salernitana è un qualcosa di innato in questa città, un amore autentico e da studiar da un punto di vista sociologico per dirla alla Marco Mezzaroma. Negli ultimi tempi Salerno sportiva ha dato una risposta incredibile a chi parlava di entusiasmo sopito: erano in oltre 3000 per il compleanno di Sua

La passione per la Salernitana è un qualcosa di innato in questa città, un amore autentico e da studiar da un punto di vista sociologico per dirla alla Marco Mezzaroma. Negli ultimi tempi Salerno sportiva ha dato una risposta incredibile a chi parlava di entusiasmo sopito: erano in oltre 3000 per il compleanno di Sua Maestà lo scorso 19 giugno, con tantissime famiglie e bambini vestiti di granata. Per coinvolgere le nuove generazioni non serve soltanto qualche iniziativa mirata della società, ma anche e soprattutto la voglia dei genitori di trasmettere la fede per l’ippocampo ai propri figli. La storia che raccontiamo oggi è quella di Alfonso Pierro, giornalista e direttore del sito “Ilbellodellosport” nonchè autore del libro “La Salernitana prima dei 100 anni” che ieri pomeriggio ha acquistato il biglietto di curva per sè e per il figlio Vincenzo che, pur giovanissimo, è già profondamente innamorato della Salernitana. Ecco le sue toccanti parole che, si spera, possano far breccia nel cuore di una città che deve assolutamente ritrovare il senso di appartenenza di un tempo:
Una lunga storia chiamata Salernitana. Tutto è nato per caso, forse per la passione di mio padre per questo sport e per questi colori. Nel mezzo di tre generazioni la direzione è sempre la stessa: la Salernitana. Oggi, mio papà non vuole più andare allo stadio. Vede la partita in Tv e soffre perchè talvolta non si riconosce in quel “cuore granata” che ha caratterizzato il suo tempo. Lui che ha sfiorato la prima serie A (era piccolo e vive di ricordi sbiaditi), che ha visto giocare Prati con la maglia della Salernitana, che ha sofferto dopo quella maledetta retrocessione e ancora e ancora per non riuscire a rivedere la serie B. Lui che ha pianto quando in quel famoso Salernitana – Taranto si festeggiava la promozione. Non ci poteva credere, dopo tanti anni di sofferenze e di abbonamenti sottoscritti si ritornava in B. Lui che dal Vestuti ci ha indicato la strada dell’Arechi, lui che si era spaventato quando in quel Salernitana – Messina ci furono dei disordini che non rientravano nel suo DNA. Lui che ha sofferto quando ha visto le sedie della tribuna divelte e lanciate in campo da quei teppisti. Gli stavano spezzando il cuore. Era il sogno di un tifoso avere uno stadio che tale potesse chiamarsi. I sogni cominciano dalla struttura. Di padre in figlio. Poi è toccato a me, continuare. A Milano, quando lavoravo al nord, il lunedì era caccia al Corriere dello Sport edizione Sud. Una caccia al tesoro. E quando trovai il giornalaio giusto, lo ammonì severamente quando non mi conservo’ la mia copia! Il lunedì mattina mi aspettava. Appena mi vedeva entrare mi allungava il giornale e mi salutava. Non ho mai saputo se anche lui fosse un “uomo del sud” trapiantato al Nord. Era l’anno di Delio Rossi. Sono stato a Milano fino al fine dicembre… poi ho rifesteggiato la serie B nella mia città.
E chi si aspettava quella scalata. Di nuovo al Nord! Altri 10 anni. Ironia della sorte, ritorno all’Arechi “da trasferito” a casa proprio in un Salernitana – Monza. Monza era la mia provincia d’adozione. Era la città dove avevo pensato di restare a vita. Poi la vita che ti riserva piaceri e dispiaceri ti rilancia nella città che ti ha coccolato e cresciuto. Mio figlio? Bene! La sua prima partita allo stadio l’ha vista a San Siro. La seconda all’Arechi! Ricorda quel Salernitana – Verona. Quel calore gli è entrato dentro. Da quel giorno mi ha sempre chiesto di portarlo in curva sud! Mi diceva: “Ma tu ci andavi!” Ora è arrivato il momento dell’esordio:l’amichevole contro la Reggina. Lo porterò, mano nella mano, il mio cucciolo, nel cuore del tifo granata, perchè il granata ti resta nel cuore … Ma la storia non finisce ancora… Quando a casa è arrivata la copia del libro che ho scritto, senza nessuna costrizione si è letto tutte le pagine, una dopo l’altra… le sue domande sono state: perchè papà? Ai suoi perchè non sempre ho saputo dare risposte concrete… a volte il perchè deve restare tale”.

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