Leo: “Da Fiuggi senza pallone alla milza di Ianna. La storia? Chi non è di Salerno non può capire”

Leo: “Da Fiuggi senza pallone alla milza di Ianna. La storia? Chi non è di Salerno non può capire”

Nell’ambito del convegno svoltosi questo pomeriggio a Salerno presso la sede del club Mai Sola guidato dal presidente Antonio Carmando, il medico sociale della SalernitanaItalo Leo ha ripercorso le fasi salienti della sua bella avventura con la Salernitana commentando ogni slide scelta personalmente con un mix di orgoglio, senso di appartenenza e commozione: “Una lunga

Nell’ambito del convegno svoltosi questo pomeriggio a Salerno presso la sede del club Mai Sola guidato dal presidente Antonio Carmando, il medico sociale della SalernitanaItalo Leo ha ripercorso le fasi salienti della sua bella avventura con la Salernitana commentando ogni slide scelta personalmente con un mix di orgoglio, senso di appartenenza e commozione: “Una lunga storia d’amore, con rinascita e scalata. Questo è il titolo che ho scelto per raccontare un’avventura così lunga. Ho avuto la fortuna di far parte della Salernitana sin dal 2005, sono molto legato alla cosiddetta “Salernitana dei salernitani” composta da calciatori che ci mettevano il cuore e che avevano bisogno di tempo per esprimersi. Ognuno di noi ha nella mente alcuni momenti rappresentativi. Non dimenticherò mai le immagini di Fiuggi: ero lì con il segretario De Rose, dovevamo comunicare a mister Perrone che non avevamo nemmeno i palloni a disposizione. Trovammo una scusa per rinviare l’allenamento alle 19, grazie a Gianni Russo risolvemmo il problema organizzativo. Sono un nostalgico e non dimentico da dove siamo partiti; la società di Lotito e Mezzaroma decise di non puntare su nessun componente della vecchia dirigenza e per fortuna avevo lasciato il club di Lombardi in anticipo perchè avevo capito quanti problemi ci fossero. E’ difficile stimolare un atleta nel suo percorso di recupero se non percepisce un euro di stipendio. Andai via il giorno prima della partenza del ritiro parlandone con il direttore Salerno”

Leo prosegue: “Nella mia avventura non sempre è stato tutto rose e fiori, ci sono stati confronti anche aspri e feci una battaglia per tutelare una equipe di lavoro a cui devo dar conto. C’è stato un momento particolare, tutto si è risolto e, con una stretta di mano, abbiamo deciso di proseguire fino a quando non arriveremo ad una determinata categoria. Senza il mio staff non potrei fare nulla, io sono il responsabile sanitario e mi prendo il bello e il cattivo di ciò che compete la mia area. Ci sono tante persone che mi sento di ringraziare. Sasà Avallone rappresenta la nostra salernitanità, ricordo con affetto anche Danilo Pagni che ha avviato la nostra rinascita insieme a Susini e ai terapisti Santangelo e Magliano. Vivere 13 anni di Salernitana, in una piazza con così tante pressioni, non è semplice, ma sono felice di aver mantenuto un rapporto di stima e amicizia con allenatori, dirigenti e preparatori atletici come Fantoni che si tatuò il cavalluccio sul braccio dopo una vittoria del campionato”

Da tifoso e non da medico arriva un messaggio alla piazza riferito alle recenti esternazioni dei patron sulla storia. Una riflessione decisamente interessante: “Ora vi mostro una foto apparentemente insignificante, ma che per me è molto importante: sono al Bentegodi prima di una sfida di coppa Italia vinta per 1-0 con gol di Bovo al 121′. Era il 16 agosto, al momento della foto stavo dicendo al presidente che era arrivato il momento di fare il salto di qualità, anche noi all’interno dobbiamo stimolare la proprietà ma non tutti hanno il ruolo di poterlo fare. Chi è salernitano lo fa perchè capisce le necessità della piazza, solo noi che siamo di Salerno possiamo capire cosa voglia dire la maglia granata. E’ un falso ideologico sperare che chi è di fuori lo capisca quanto noi. La storia possiamo capirla solo noi, chi non l’ha vissuta non può nemmeno immedesimarsi. Ci sia una distensione anche ambientale, ci vorrebbe una tregua sentimentale: non possiamo imporre a una donna di amarci”. 

Infine qualche aneddoto: “Ci è capitato di rispedire al mittente calciatori provenienti da altri club con visite mediche effettuate e andate a buon fine, ma che noi per scrupolo abbiamo voluto ripetere ribaltando la situazione. La Lega di B impone controlli ematochimici ogni 3 mesi, noi abbiamo deciso di effettuare le analisi del sangue a tutti i calciatori ogni 30 giorni con una spesa complessiva per la società di 10mila euro al mese. Mettiamo a disposizione della squadra anche figure professionali non previste dal regolamento. Valutiamo ogni singolo parametro senza sottovalutare nulla. In questi anni sono successe cose che ti segnano: dal trauma cranico di Mendicino alla perdita della milza da parte di Iannarilli, quando dovetti raggiungere l’ospedale di corsa lasciando il campo di Lucca perchè il nostro ex portiere non voleva operarsi senza il mio consenso. Il nostro è un ruolo di responsabilità a 360°, i calciatori ci vedono come punto di riferimento e ci chiamano anche di notte per problemi che riguardano le mogli, i figli, i fratelli. Le critiche? A volte fungo da parafulmine per uno staff che lavora in condizioni non semplici. Le polemiche fanno male, ma a volte è anche colpa nostra perchè ci chiudiamo e non possiamo spiegare alla gente cosa accade, perchè un calciatore recuperi in ritardo e quant’altro. Si può migliorare su tutto, ma resto dell’idea che una società così importante economicamente non l’abbiamo mai avuta. Non dobbiamo pretendere che sentano la Salernitana come un tifoso: il calcio è un’azienda che deve far quadrare i conti”. 

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