Sintesi di una giornata da brividi: quanto è bella la Salernitana!

Sintesi di una giornata da brividi: quanto è bella la Salernitana!

A chi pensa che sia soltanto un pallone che rotola in una rete. A chi sostiene che l’importanza della storia si valuti in base agli anni di militanza in questa o quella categoria. A chi non viene allo stadio dimenticando che il senso di appartenenza non può essere scalfito da nessuno e che una maglia

A chi pensa che sia soltanto un pallone che rotola in una rete. A chi sostiene che l’importanza della storia si valuti in base agli anni di militanza in questa o quella categoria. A chi non viene allo stadio dimenticando che il senso di appartenenza non può essere scalfito da nessuno e che una maglia si ama e basta a prescindere da acquisti, classifiche e obiettivi. La giornata di oggi è una pietra miliare nella storia della città di Salerno, dedicata a chi ancora si chiede come possa un semplice squadra di calcio alimentare emozioni e far versare lacrime. 24 ore intensissime, non basterebbero fiumi di parole per raccontare a chi legge e non le ha vissute in prima persona il valore affettivo e simbolico di gesti apparentemente semplici, ma ricchi di significati. Da dove partire? Dallo panchina dello stadio Vestuti, laddove si è seduta la signora Barbara Rosati: il padre, mezzo secolo fa, guidò la Salernitana verso la promozione e vedere i suoi familiari in Piazza Casalbore ha messo i brividi a chi ha vissuto con intensità l’avventura del “gigante buono”. Merito dei giornalisti Franco Esposito e Roberto Guerriero che, con grande professionalità e dedizione, stanno portando avanti una serie di iniziative frutto di una scrupolosa ricerca e di un meraviglioso progetto ribattezzato “CentoxCento Granata” che, ai più giovani, la storia la sta raccontando per davvero. Il Comune ha aderito con entusiasmo: dal Sindaco Napoli all’assessore Caramanno, un abbraccio simbolico alla famiglia Rosati che, nelle ore successive, ha ritrovato anche i figli e la moglie del compianto Bruno Carmando nonché l’avvocato Tedesco, cui padre fu presidente della commissariata Salernitana. Anche in quel momento pelle d’oca e tante lacrime tra ricordi, rimpianti, aneddoti e foto ricordo. “Siete incredibili, avete un amore pazzesco per questa squadra” commentava il nipote di Rosati.

Tornando al Vestuti, basta passeggiare su quel prato e vedere i settori anche vuoti per respirare l’aria di leggenda. Ogni tifoso di vecchia data associa ad un gradone, ad uno scalino o a un filo d’erba il ricordo di una partita. “Qui venivo con mio padre”, “Qua tremò anche il grande Torino”, “La mia prima partita è stata contro la Nocerina, quando non li fecero entrare allo stadio” e via discorrendo, tutto impreziosito dalle fotografie di Gerry Fezza e dalla passione di tutti i club intervenuti. TUTTI. Senza distinzione di simboli o loghi. Dal Centro Coordinamento rappresentato dall’avvocato Falci e da Oliviero al calorosissimo Salerno Club 2010 di Salvatore Orilia, Andrea Criscuolo, Matteo Campagna e tutti i soci senza dimenticare l’onnipresente club Mai Sola di Antonio Carmando ed Ernesto Natella affiancati da Angelo Di Giacomo, giunto appositamente da Cagliari. Tante personalità hanno voluto omaggiare l’iniziativa lasciando una testimonianza: Enzo Casciello, l’assessore Giordano, Adolfo Gravagnuolo, l’ex Sindaco Aniello Salzano, Pasquale Gallo, Pasquale Viscido, Giovanni Vitale, altre autorevoli personalità del mondo sportivo, politico e istituzionale che hanno palesato un amore immenso nei confronti della Salernitana. Fa un certo effetto ammirare da vicino uno dei primi palloni della storia (la famosa palla di pezza usata da Lombardi), la 2 di Del Grosso ai tempi della A, una spilletta indossata negli anni Quaranta, una maglia da trasferta di colore giallo, i giornali dell’epoca che celebrano con un eloquente “Hurrà Salernitana” l’impresa di Rosati.

A Coperchia, invece, Umberto Adinolfi e Marco Rarità, con la moderazione del giornalista Gaetano Amatruda, dinanzi ad oltre 200 persone capeggiate dall’avvocato Luciano Provenza hanno raccontato la storia sotto un’ottica diversa svelando ogni dettaglio sulle magliette utilizzate, sui colori sociali e su ciò che storicamente ha rappresentato la Salernitana per la città di Salerno. C’era Luca Fusco, capitano di mille battaglie e recordman di presenze, c’era Aniello Aliberti che ha dovuto interrompere il suo discorso per le lacrime che hanno solcato il suo volto e quello di tutti i presenti quando è stato proiettato il video del gol di Vannucchi al 90′ col Vicenza. Gioie e dolori di quel maledetto campionato di A. Tuta, Udinese-Perugia, Parma-Piacenza, Rodomonti, lo scudetto del Milan: chi ama la Salernitana avrà sempre una ferita apertissima nel cuore, ancor di più per il tragico epilogo del treno. “Ci fecero una truffa, abbiamo perso i nostri 4 ragazzi anche per le loro schifezze scritte a tavolino. Ci hanno cancellato una società senza motivo, hanno distrutto volutamente la Salernitana” ribadisce Aliberti ancora in lacrime. All’attuale società il compito- anzi l’obbligo- di ragionare più col cuore e meno con il portafoglio per capire quanto la Salernitana sia parte fondante della vita di ogni cittadino. Salerno è la Salernitana, recita uno vecchio striscione. Ed è certamente così. Trovatela in giro qualcosa che, in poche ore, faccia piangere, emozionare, dibattere e sorridere generazioni diverse, gente che si commuove per vicende accadute ancor prima che nascessero, ma che sono parte integrante della storia della città. Perchè la nostra non è solo una squadra di calcio, ma un fenomeno sociale che abbina cultura, amicizia, aggregazione, appartenenza, memoria. Una storia di cui andare fieri. Che cosa bella la Salernitana!

 

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