Società, serve riflessione seria sulla fuga dall’Arechi

Società, serve riflessione seria sulla fuga dall’Arechi

La premessa è d’obbligo: il fatto che dai gradoni si siano allontanate quelle persone che vedono complotti dappertutto parlando di “vittorie costruite a tavolino per poi uscire al primo turno dei playoff” o di “sconfitta scientifica perchè in serie A non ci vogliono andare” è altamente positivo. La Salernitana ha bisogno di sostegno e dell’amore

La premessa è d’obbligo: il fatto che dai gradoni si siano allontanate quelle persone che vedono complotti dappertutto parlando di “vittorie costruite a tavolino per poi uscire al primo turno dei playoff” o di “sconfitta scientifica perchè in serie A non ci vogliono andare” è altamente positivo. La Salernitana ha bisogno di sostegno e dell’amore disinteressato della sua gente, non di registi di film di fantascienza che gettano ombre su qualunque situazione. Del resto lo notiamo nella sezione dedicata ai commenti: decine e decine di post se le cose vanno male, un assordante silenzio quando i granata battono in scioltezza un avversario che, tanto per ricordarlo, ha investito di più in estate ed era accreditato come possibile outsider per la vittoria del campionato. Ciò detto, è altrettanto palese che Mezzaroma e la società non possono limitarsi a ringraziare i presenti snobbando gli assenti “perchè ognuno è libero di fare quello che vuole, non possiamo costringere nessuno a venire allo stadio”. Se nell’anno del centenario, con una Salernitana in lotta per gli spareggi dalla prima giornata, si registrano numeri da serie D, gli abbonati restano a casa, il clima sugli spalti è freddo e non si vive una vittoria con il tradizionale trasporto emotivo vuol dire che, di base, c’è un problema serio che va risolto.

Si sta perdendo, insomma, un’occasione unica per riunire tutti sotto un’unica bandiera e per vivere l’attesa della grande celebrazione del 19 giugno in simbiosi con una squadra che, con tutti i suoi limiti, proverà ad andare in serie A attraverso i playoff pur partendo da sfavorita non perchè “lo ha fa apposta”, ma perchè a gennaio non ha operato come avrebbe dovuto. I frequenti silenzi stampa, gli allenamenti a porte chiuse da anni, l’assenza dei patron sul territorio, le parole di Lotito che sminuisce la storia granata, la mancata chiarezza sui programmi e sugli sviluppi legali in caso di promozione, la mancata volontà di predisporre iniziative per scuole, scuole calcio, bambini, donne,famiglie, provincia e associazioni, l’impossibilità di acquistare presso uno store la maglietta di quest’anno sono elementi chiave che giustificano il distacco di una piazza che dovrebbe sentirsi coinvolta 365 giorni all’anno. Siamo certi che anche con 4-5 vittorie consecutive l’Arechi resterebbe semivuoto. Manca la scintilla, manca la volontà della società di ragionare sul piano emotivo e non solo su quello aziendale. I conti quadrano, i bilanci sono in ordine,la gestione economica è ottima e il futuro è solido rispetto al passato. Ma ogni tanto i presidenti potrebbero e dovrebbero operare con il cuore, un po’ come accadeva fino a qualche anno fa, quando anche le loro famiglie preferivano l’Arechi all’Olimpico e si promise la serie A in pochi anni nello splendido scenario del Vestuti. Il calcio dev’essere anzitutto emozione. La freddezza con cui viene gestito il club e l’amarezza per un anno e mezzo irto di difficoltà hanno ridotto lo zoccolo duro ad appena seimila unità. A Lotito e Mezzaroma il compito di riaccendere una fiammella che non si è mai spenta. Viceversa si arriverà al 19 giugno tra spaccature, tante piccole feste divise in vari quartieri, presidenti fischiati (anche ieri cori contro Lotito) e una Salernitana che emoziona per ricordo e “concetto”, non per la sua attuale vita sportiva.

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