Assente a Salerno, a Milano con la Lazio: Lotito esulta con il granata mancato Inzaghi

Assente a Salerno, a Milano con la Lazio: Lotito esulta con il granata mancato Inzaghi

Quanto accaduto questa sera in Inter-Lazio acuisce il malcontento negli ambienti del tifo granata e giustifica in pieno la contestazione e la diserzione della stragrande maggioranza della piazza. Cosa c’entra una partita di cartello con la Salernitana? Facile da dire. Anzitutto la scelta di Lotito. Ieri la società doveva assolutamente essere presente all’Arechi e metterci

Quanto accaduto questa sera in Inter-Lazio acuisce il malcontento negli ambienti del tifo granata e giustifica in pieno la contestazione e la diserzione della stragrande maggioranza della piazza. Cosa c’entra una partita di cartello con la Salernitana? Facile da dire. Anzitutto la scelta di Lotito. Ieri la società doveva assolutamente essere presente all’Arechi e metterci la faccia a cospetto di 1500 persone che all’esterno dello stadio chiedevano chiarezza. Invece il patron non si è visto, Mezzaroma latita e tutto si limita ad una lettera che certo non poteva essere sufficiente a rasserenare il clima. Al contrario, Lotito ha scelto di prendere un aereo e partire per Milano per seguire dal vivo la Lazio a distanza di tanti anni. Ricordiamo ancora i tempi della D, quando il presidente rinunciò anche a sfide Champions dei biancocelesti per seguire il Salerno Calcio insieme alla famiglia. E’ troppo evidente che l’atteggiamento è cambiato dal ritorno in B ad oggi, chissà se un giorno spiegheranno i motivi senza nascondersi dietro cronistorie poco precise e fattori imponderabili.

Fa ancora più riflettere l’esultanza in tribuna e il successivo abbraccio con Simone Inzaghi, quell’allenatore che era in sede a Salerno per firmare il contratto con i granata e che, mentre parlava di mercato con il direttore sportivo Fabiani, fu chiamato da Tare e dovette correre a Roma per rimpiazzare Bielsa che decise di declinare l’offerta prima di partire per il ritiro. Tutto, ovviamente, a danno della Salernitana che mai come in quell’occasione fece davvero la figura della succursale a livello nazionale. Ciliegina sulla torta veder trionfare a San Siro Strakosha e Luiz Felipe. Nel primo caso nessun rimpianto per un portiere che sta continuando a palesare limiti e che si è ritrovato titolare più per casualità che per reale convincimento, nel secondo stiamo parlando di un ragazzo fortissimo, tra i difensori al momento più forti in Italia, capace di conquistare un 8 in pagella a cospetto di Perisic, Candreva e Keita e che Bollini- allenatore scelto da Lotito per risparmiare e senza esperienza in B- schierò una sola volta in 32 partite tra l’altro fuori ruolo preferendogli Perico e un calciatore mediocre come Tuia. Con un mister più esperto e bravo la Salernitana avrebbe goduto di un giovane di altissimo livello, messo fuori inspiegabilmente proprio quando Sannino lo aveva gettato nella mischia con continuità.

Ultima parola sul modus operandi nel mercato. Tra Roma e Salerno obiettivamente cambia poco: anche lì nessun investimento folle, tante plusvalenze, undici base identico da sempre, nessun top player acquistato nei momenti cruciali e budget inferiore a tutte le squadre che lottano per le prime sei posizioni. La differenza? Lì c’è un direttore generale affiancato da una fitta rete di osservatori che pesca ogni anno 2-3 calciatori fortissimi in giro per il mondo, qui non ci sono dirigenti che viaggiano a caccia di talenti e il settore giovanile non ha sfornato in 8 anni nessun giocatore capace di entrare in pianta stabile in prima squadra. Conferma del fatto che una programmazione intelligente può produrre risultati anche spendendo poco.

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