Bluff, strategia, 20 milioni, cessione: quanto vale la Salernitana e perché?

Bluff, strategia, 20 milioni, cessione: quanto  vale la Salernitana e perché?

Abbiamo ascoltato tutti le recenti dichiarazioni dei presidenti Lotito e Mezzaroma che, attraverso vari organi di informazione, hanno inteso ribadire una serie di concetti già espressi in passato. In estrema sintesi: è una bugia dire che non vogliono andare in serie A perchè a livello imprenditoriale si potrebbe trarre un profitto due volte più grande

Abbiamo ascoltato tutti le recenti dichiarazioni dei presidenti Lotito e Mezzaroma che, attraverso vari organi di informazione, hanno inteso ribadire una serie di concetti già espressi in passato. In estrema sintesi: è una bugia dire che non vogliono andare in serie A perchè a livello imprenditoriale si potrebbe trarre un profitto due volte più grande di quello attuale, non sono pervenute offerte  concrete in questi anni e sono stati spesi 20 milioni di euro senza ricevere nulla in cambio e qualora ci fosse il grande salto si potrebbe auspicare una modifica dell’attuale normativa, il famoso articolo 16 bis delle Noif. Detto ieri che è già al vaglio la possibilità di ridurre al solo primo grado di parentela questa regola assurda e obsoleta (in fondo basterebbe mettere Lazio-Salernitana alla prima giornata per evitare ogni imbarazzo), traspaiono dalle parole dei patron una serie di contraddizioni che proviamo ad analizzare di seguito condividendo alcune riflessioni con i lettori che, sul web, stanno animando il dibattito dividendosi in numerose correnti di pensiero. Partiamo dall’interrogativo di base:

La Salernitana è in vendita o no?

Lotito ha lasciato intendere che la società non è in vendita e lo sarebbe, per cause di forza maggiore, soltanto in A a meno che non cambi la regola e Mezzaroma mantenga il suo 50% affiancato da un socio o acquisisca l’intero ramo d’azienda. La domanda sorge spontanea: quale potenziale imprenditore, sapendo che Lotito ha 1/3 mesi di tempo per cedere il club, sborserebbe una cifra di 25-30 milioni di euro avendo il coltello dalla parte del manico? Tradotto: sembra paradossale, ma è più semplice vendere la Salernitana in B piuttosto che in massima serie. Del resto lo stesso patron, dopo la sfida con lo Spezia, disse che “in caso di promozione dovrei regalarla, le regole sono chiare e hanno una loro logica. Noi le rispettiamo e agiamo secondo le normative”.

Da dove nasce, dunque, questa richiesta così elevata, superiore ai 20 milioni?

Non solo da quanto speso dal 2011 ad oggi (che corrisponde grossomodo a quanto incassato, cosa che i patron rimarcano di meno) e dalla valutazione del parco giocatori (circa 9 milioni di euro) e del marchio (450mila euro è stato pagato all’Energy Power in 4 anni), ma anche dal cosiddetto “ricavo potenziale”. In sintesi Lotito e Mezzaroma, penalizzati dalla normativa, non “accetterebbero” che un nuovo acquirente guadagni in un arco di tempo ridotto con un solo salto di categoria tre volte di più di chi ha preso la società dalle ceneri in D e vorrebbe veder fruttare l’investimento. Con la Salernitana in A, dunque, le ipotesi sono tre:

-si trova in un arco di tempo ridotto un acquirente che paga i 25-30 milioni richiesti sapendo che, tra diritti tv, botteghino e marketing, entro un paio d’anni al massimo gli rientrerebbe tutto con la Salernitana in A

-cambia la regola e resta al timone Marco Mezzaroma, sebbene il patron abbia spesso dichiarato di “essere partito con Lotito e con lui voglio proseguire quest’avventura”

-si trova un accordo con il potenziale acquirente che potrebbe pagare “a rate” l’acquisto della Salernitana. Esempio: 5-10 milioni subito, il resto negli anni successivi o con percentuale alla società sui diritti tv, ricavi marketing ed entrate al botteghino fino al raggiungimento dell’intera cifra richiesta

C’è poi la strada del trust paventata da alcuni legali di fiducia di Lotito che operano nel salernitano. E’ una pista avallata anche dall’avvocato Silvia Morescanti che si disse convinta che “si troverà una soluzione, il trust è una ipotesi percorribile”.

Assodato che è più semplice venderla in B che in A, si capisce bene che è nell’interesse della società fare come si sta facendo per alzare ulteriormente il prezzo: tanti giocatori di proprietà (quelli valutati almeno un milione di euro sono Mantovani, Di Tacchio, Jallow, Migliorini e Akpro, prezzo alto anche per Odjer e Micai), una struttura a disposizione, il pregresso investimento per il manto erboso dell’Arechi con annesso sistema di drenaggio, bilancio in attivo di quasi 4 milioni di euro dopo la plusvalenza realizzata con Casasola. Le pecche: contratti onerosi ancora in essere con calciatori avanti con gli anni o di modesta rilevanza tecnica (Signorelli, Rosina, Djuric, Bernardini, Schiavi), settore giovanile, marketing (in questo caso ci sono delle responsabilità) e ricavi da botteghino, calati quasi del 25% in un anno e mezzo. In questo caso aggiungiamo una riflessione: da quando Lotito incassa tanto dalle cessioni e dai diritti tv (circa 1,5 milioni di euro fissi da Sky dal 2015 ad oggi) è quasi scomparso dal repertorio il tormentone dei 10mila. In realtà la fuga dagli spalti rischia di incidere negativamente sulle casse societarie perchè le emittenti tv basano molto sul bacino d’utenza dell’ultimo quadriennio. L’Arechi è in costante perdita, “a noi interessa inquadrare spalti pieni e non vuoti, più gli stadi sono gremiti e più vendiamo il prodotto” hanno chiarito da DAZN e Sky a più riprese.

Per chiudere: senza voler prendere in considerazione il “ricavo potenziale post promozione in A”, è evidente che venderla a 20 milioni di questi tempi appare utopistico a prescindere se la Salernitana li valga o meno. Se vige il ragionamento “voglio quanto ho speso” sarebbe matematicamente corretto che l’eventuale acquirente corrisponda alla proprietà solo la differenza tra investimento totale e quanto ricavato (Esempio: ho speso 20, ho guadagnato 18: dammi 2 milioni e siamo tutti contenti). A nostro modesto avviso, senza disconoscere gli enormi sforzi fatti soprattutto in D, Seconda e Prima Divisione e la capacità di mantenere il bilancio perfettamente in equilibrio se non in attivo, i patron con la Salernitana non ci hanno guadagnato, ma probabilmente non ci hanno nemmeno rimesso. Del resto benefattori non esistono e sono imprenditori che vogliono far fruttare la scelta fatta 8 anni fa. Per farlo bisogna andare in A e restano validi tutti i ragionamenti di prima. E rispetto alle parole di Lotito sussistono alcuni dubbi legati a contraddizioni palesi, che potrebbero avere di fondo una doppia motivazione: la soluzione è già stata trovata ma ovviamente non si potrà mai dire pubblicamente o non c’è soluzione e si attende sotto traccia un acquirente che prenda il club in serie B a quelle condizioni. Se tutto ciò non dovesse accadere e la regola restasse così, tra tifosi e proprietà una delle due componenti dovrebbe rassegnarsi: al “galleggiamento” a vita nel primo caso, a cederla ad una cifra più bassa nel secondo. Perchè non converrebbe ai patron andare in A se poi la devono vendere rapidamente al prezzo fatto…da chi compra! Saremmo comunque curiosi di vedere per davvero se, con Lazio e Salernitana in A e una regola invariata, davvero escluderebbero una delle due sancendo la retrocessione a tavolino. Col Bari in B è palese che ne trarrebbero giovamento anche i granata. Ad ogni modo venerdì si torna a giocare e non crediamo alla teoria del complotto e delle partite perse appositamente per allontanarsi dalla zona playoff. Alla squadra il compito di vincere sul campo e smentire i più scettici. Alla proprietà quello di dimostrare per davvero di voler andare in A. In fondo, in passato, quando hanno stabilito la vittoria come obiettivo ci sono riusciti al primo colpo.

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