Centenario, ci sono due grossi rischi da scongiurare

Centenario, ci sono due grossi rischi da scongiurare

Il centenario, quel grande evento che va celebrato nel migliore dei modi e al quale tutti sono invitati perchè è la festa di Salerno, dei salernitani e di tutti quei tifosi che fanno parte della secolare storia granata e che non si rendono nemmeno conto di quanto siano fortunati a vivere un momento così importante.

Il centenario, quel grande evento che va celebrato nel migliore dei modi e al quale tutti sono invitati perchè è la festa di Salerno, dei salernitani e di tutti quei tifosi che fanno parte della secolare storia granata e che non si rendono nemmeno conto di quanto siano fortunati a vivere un momento così importante. C’è, però, un doppio pericolo che non va sottovalutato e che, si spera, possa essere scongiurato. Anzitutto il centenario potrebbe essere ricordato come il giorno di rottura definitiva con la società. Le frasi celebrate più volte da Lotito e l’apparente disinteresse verso l’evento (Mezzaroma però ha smentito e a breve incontrerà l’assessore allo sport Angelo Caramanno proponendo un programma dettagliato) hanno spinto la gente ad organizzare iniziative parallele e la sensazione è che quanto eventualmente faranno i patron possa scontrarsi con un ostracismo generale. “Chi pensa che la storia si valuti in base agli anni di militanza in una categoria si stesse a casa anche il 19 giugno” e “Non ci sentiamo rappresentati da chi offende la Salernitana e ci tratta come una succursale” due dei commenti più letti sui social, ma c’è anche chi ricorda che senza i patron “non avremmo festeggiato nulla, il marchio lo hanno ripreso loro riportando in vita una squadra che giaceva in un’aula di tribunale”. Certo, con questo clima che c’è ora viene difficile immaginare i presidenti su un palco a celebrare il centenario e 10mila persone a supporto che cantano come nulla fosse, la speranza è che i toni possano distendersi quanto prima per non trascinare acredini e tensioni anche il 19 giugno.

C’è poi il secondo e più concreto pericolo: che ognuno faccia una “festa a sè” dividendo la gente. Ricordate quanto accaduto nel 2015, con venti feste promozione in venti posti diversi? Sarebbe bello che il 19 giugno ci fosse un’unica onda granata composta da ultras, famiglie, club organizzati, provincia, vecchie glorie, donne, bambini, tifosi con i capelli bianchi, Comune e tutti coloro che hanno a cuore le sorti della Salernitana. Il fatto che, a marzo, ancora non ci siano comunicazioni su nulla (pare sia riconfermata solo la partita tra vecchie glorie presso la spiaggia di Santa Teresa che l’anno scorso portò sugli spalti 3000 persone) desta preoccupazioni, l’auspicio è che ogni rivalità interna venga messa da parte e che il bene della Salernitana possa prevalere su tutto. La partenza non è stata delle migliori e ci vuole una crescita a 360° anche da parte degli organi di stampa. Di recente è stato organizzato un grande evento sulla storia della Salernitana al quale tutti i club hanno partecipato aderendo indistintamente, ma tanti giornalisti hanno preferito non esserci (e dar voce altrove ad Aliberti, il presidente del fallimento e della terza categoria!) perchè la manifestazione era presentata “dalla concorrenza”. Fino a quando anche chi fa informazione ragionerà così non si riuscirà mai a costruire qualcosa di credibile. Chi, come il gruppo “CentoXCento Granata”, da un anno propone documentari e iniziative sulla storia di Salerno e della Salernitana meriterebbe di essere sostenuto, ma in questa città ci si riesce a dividere anche sulle cose più belle. E questo infanga la storia più delle parole di Lotito o del nono posto in classifica in serie B.

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