Cronaca di 4 anni di errori in fotocopia

Cronaca di 4 anni di errori in fotocopia

-6 dai play off, +6 dai play out. In piena linea galleggiamento. Lungi da noi voler alimentare le teorie di quei complottisti che da tempo si dilettano sui social in teorie degne dei migliori film fantascientifici, ma la cruda realtà dei fatti è che la Salernitana targata Lotito, Mezzaroma e Fabiani non ha manifestato nessun

-6 dai play off, +6 dai play out. In piena linea galleggiamento. Lungi da noi voler alimentare le teorie di quei complottisti che da tempo si dilettano sui social in teorie degne dei migliori film fantascientifici, ma la cruda realtà dei fatti è che la Salernitana targata Lotito, Mezzaroma e Fabiani non ha manifestato nessun segnale di crescita in questi 4 anni di serie B. In una categoria tecnicamente molto più scadente del passato è decisamente incomprensibile come una società che millanta potenzialità superiori a tutte le altre non sia mai riuscita anche solo a lottare per la promozione. Eppure la proprietà ha dimostrato in tempi non lontanissimi che, quando ha voluto, ha vinto e a mani basse. Non con la programmazione (termine quanto mai abusato), ma con investimenti concreti e con l’acquisto di calciatori di altissimo livello che riuscivano a trionfare anche se in panchina c’era un allenatore scadente. Purtroppo, dal giugno del 2015 in poi, la società si è adagiata e ha commesso una serie di errori in fotocopia sfociati in una mediocrità generale e nella fuga dallo stadio di quella fetta di tifosi che, pur apprezzando l’oculata gestione economica, è stanca di concorrere per partecipare e non per vincere. Proviamo a sintetizzare il modus operandi che ha impedito alla Salernitana di alzare la famosa asticella:

-essere succursali della Lazio; a Salerno sono arrivati sempre gli scarti biancocelesti o giocatori infortunati che nulla hanno dato alla causa. L’emblema non è rappresentato soltanto dai vari Prce, Tounkara, Oikonomodis (che fuggì in Australia alla vigilia dello spareggio col Lanciano) e Palombi, ma anche da Di Gennaro che ha accettato il granata solo in presenza di promesse a tinte biancocelesti. Avere in rosa gente già proiettata alla stagione successiva non acuirà mai il senso di appartenenza all’interno di gruppi spesso privi di valori

-allenatori tutti sbagliati; Torrente, Menichini, Sannino, Bollini, Colantuono, Gregucci. Tra dimissioni ed esoneri la società non ha mai aperto un ciclo con nessun tecnico anche a causa dei rapporti non idilliaci tra qualcuno di loro e la dirigenza. In realtà la serie B doveva iniziare con Simone Inzaghi, ma Bielsa non firmò più per la Lazio e il mister fu richiamato in fretta e furia a Roma. Anche in questo caso vale il discorso della succursale, è gravissimo che un allenatore che sta già lavorando al mercato della Salernitana venga poi convocato a Villa San Sebastiano per firmare con i biancocelesti

-mercato estivo confusionario; partire per il ritiro senza il portiere, prendere giocatori dalla C che sono i primi ad andare via, puntare su meteore straniere che non hanno fatto nemmeno una partita è stata la regola e non l’eccezione. Sicuramente questo non ha agevolato il lavoro degli allenatori che, come accaduto anche in C, hanno avuto a disposizione i titolari soltanto a fine agosto

-mercato invernale fallimentare; sbagliate 4 sessioni su 4. Dal caos del primo anno (arrivarono Prce, Tounkara, Oikonomidis, Bagadur, Zito, Ceccarelli e Ronaldo) ai mancati investimenti nel triennio successivo. Due mesi fa è stata paventata una presunta trattativa con il Parma per 2-3 top player, ma se davvero c’era la volontà di spendere due milioni di euro ci si poteva muovere in largo anticipo bloccando eventuali alternative

-problema infortuni; tanti, troppi, spesso di natura muscolare e con tempi di recupero lunghissimi. La ciliegina sulla torta la gestione di Akpa Akpro, gettato nella mischia contro il Lecce con la consapevolezza che non fosse al top per assenza di alternative

-marketing, rapporto con la piazza, settore giovanile; discorsi affrontati mille volte e che incidono più delle parate di un portiere e dei gol di un centravanti. Avendo un vivaio di livello si poteva almeno pescare dalla Primavera per rinforzare l’organico nei momenti di difficoltà, invece si deve dirottare altrove la propria attenzione. L’assenza di iniziative, i silenzi stampa e gli allenamenti a porte chiuse hanno allontanato il pubblico dagli spalti

 

Certo, non è tutto da buttare. 10 milioni di euro- minimo- di plusvalenza, un bilancio in attivo, qualche giovane interessante (Mantovani, Sprocati), domeniche indimenticabili (leggi Minala al 96′) e il consolidamento in B dopo essere ripartiti dal nulla sono note di merito, senza dimenticare il manto erboso dell’Arechi nuovo di zecca, una sede bellissima a Pontecagnano, le convocazioni nelle nazionali minori di alcuni tesserati e l’investimento sulla struttura del Mary Rosy. Da questa proprietà, però, era lecito attendersi molto di più. Una serie B così l’avrebbe potuta garantire qualunque degli altri 18 presidenti che militano nella medesima categoria.

 

Altre News