“GiPo d’Italia”, tra lacrime e brividi l’elogio della storia granata e degli…stuzzicadenti

“GiPo d’Italia”, tra lacrime e brividi l’elogio della storia granata e degli…stuzzicadenti

In una sala gremita da tifosi, giornalisti, esponenti di spicco della città di Salerno e figli di vecchie glorie granata, si è tenuto ieri pomeriggio presso l’Hotel Mediterranea di Salerno il convegno ribattezzato “Gipo d’Italia”, ideato e organizzato dal direttore di Telecolore Franco Esposito e dal suo braccio destro Roberto Guerriero nell’ambito del progetto “CentoxCento

In una sala gremita da tifosi, giornalisti, esponenti di spicco della città di Salerno e figli di vecchie glorie granata, si è tenuto ieri pomeriggio presso l’Hotel Mediterranea di Salerno il convegno ribattezzato “Gipo d’Italia”, ideato e organizzato dal direttore di Telecolore Franco Esposito e dal suo braccio destro Roberto Guerriero nell’ambito del progetto “CentoxCento Granata” che ha permesso a vecchie e nuove generazioni di avvicinarsi alla celebrazione del centenario in un clima di grande coinvolgimento emotivo. La presenza dei calciatori del settore giovanile della Salernitana è stata assolutamente significativa, così come l’ideale abbraccio tra tutte le anime del tifo granata: c’erano, infatti, Centro di Coordinamento, Salerno Club 2010, Mai Sola, Generazione Donato Vestuti e tanti altri ragazzi provenienti da ogni parte della provincia giunti in città con l’unico desiderio di acquisire nuove conoscenze sulla storia sportiva della squadra del cuore. Ospite d’eccezione l’ex commissario tecnico della Nazionale Giampiero Ventura: “Sono stato 5 anni a Torino, lì si vive nel mito di quella grande squadre che ha dato spettacolo prima del tragico epilogo. A Salerno si respira un’atmosfera simile, è bello vedere immagini e documenti sulla storia della Salernitana. Gipo Viani è allenatore di un’altra epoca, ha introdotto grosse novità nel mondo del calcio un po’ come ha fatto Sacchi al Milan qualche decennio dopo. Per chi fa il mio mestiere non può che essere un punto di riferimento, le sue innovazioni hanno coniato il concetto di tattica: quando guidavi una squadra che lottava per non retrocedere era necessario inventarsi qualcosa che permettesse di affrontare i più forti a testa alta e con i dovuti accorgimenti”.

Ma chi ha inventato quello che poi è stato ribattezzato “Vianema”? La disputa è ancora aperta, ma il figlio del compianto “Gipo”, visibilmente commosso e omaggiato di una maglia della Salernitana, svela una serie di aneddoti interessanti maneggiando…stuzzicadenti: “Nell’estate precampionato ricordo mio padre a cena con giornalisti o amici. Parlava di continuo dell’aspetto tattico, disegnava il modulo con gli stuzzicadenti immaginando un atteggiamento più prudente. E così nacque la figura del libero, con il concetto di marcatura ad uomo e l’arretramento del centravanti per non dare punti di riferimento all’avversario. A casa era taciturno, ma dopo ogni sconfitta si chiudeva in camera per analizzare cosa non avesse funzionato. Amava il suo lavoro, era meticoloso e assai legato ai colori granata: il Vianema gli ha permesso di togliersi delle belle soddisfazioni, ha posto le basi per una carriera di prestigio”. C’è chi, invece, sostiene che quel modulo sia stato inventato da Valese. Il figlio, presente in sala, sottolinea che “una grande innovazione non è mai frutto di una sola mente, ma di tante evoluzioni. C’è un’idea di base che viene affinata, un lavoro collettivo che non ha un solo artefice. Ad ogni modo ricordo che in quegli anni la Salernitana ha scritto pagine importanti della storia del calcio, è significativo che questo centenario coincida con il ricordo di chi non c’è più, ma ha dato tanto alla maglia granata. Ricordi? Nel 1937-38, dopo la promozione in B, una marea di persone presero d’assalto la stazione per festeggiare fino a tarda notte. Mio padre, dopo 10 minuti, preferì tornare a casa. Testimonianza del suo carattere schivo”. La foto ricordo tra tutti i parenti degli ex granata ha rappresentato un momento da brividi, così come la frase “Per noi la Salernitana è un qualcosa di famiglia, anche a distanza di decenni” e l’immagine di Franco e Roberto che pongono una sciarpa della Salernitana sulla tomba di Viani “rappresentando idealmente tutti quanti voi. E’ bellissimo vedere in sala tutti i tifosi, indistintamente! Ringraziamo anche i ragazzi del settore giovanile, è importante che capiscano quanto sia ricca di storia la maglia che indossano”

Il confronto tra vecchie e nuove generazioni ha dato il via ad una serie di aneddoti e racconti bellissimi, da custodire gelosamente in attesa del 19 giugno. Il giornalista Giovanni Vitale ha impreziosito il dibattito con pillole di storia: dal “funerale” fatto alla Roma dopo l’ingiustizia degli anni Quaranta fino alla riammissione della Triestina in A per motivi prettamente politici che danneggiarono la Salernitana che pure, in casa, anche in A aveva fatto benissimo facendo tremare per un tempo anche il Grande Torino. Il noto procuratore sportivo Pasquale Gallo ha raccontato la storia di Viani post Salerno indicandolo come l’inventore del calciomercato e come uno dei pochissimi a dire di no ad Agnelli rispetto alla possibilità di firmare per la Juventus. Proiettate anche immagini d’epoca che mostrano la Salerno degli anni Quaranta e alcune partite del torneo di serie A; suggestive le telecronache di un tempo, un cronista parlava del Vianema dopo lo 0-4 di Bologna come “un modulo con difesa a sette…efficace finchè dura. Al posto di un portiere ci vorrebbe un catenaccio tra i pali della porta granata”. La Salernitana attuale era rappresentata dal team manager Salvatore Avallone: “Sono particolarmente emozionato, da dirigente sono orgoglioso di far parte della squadra della mia città a poche settimane dal centenario. Viani ha rappresentato un simbolo anche per chi non lo ha conosciuto, un allenatore eccezionale e innovativo. Per me le sue innovazioni tattiche sono state utilissime: ero il classico libero che leggeva bene certe situazioni e che sapeva ripartire abbastanza bene palla al piede. Oggi sui concetti di zona e uomo si fa confusione: marcare a zona significa semplicemente occuparsi di un uomo in un determinato spazio“.

C’era anche Emanuele Calaiò che, dopo un simpatico siparietto con Ventura (suo allenatore ai tempi del Napoli, un rigore sbagliato gli costò la panchina), ha detto quanto segue augurandosi anche di non disputare i play out: “Passano gli anni, il calcio si evolve: prima i mister dovevano fare i salti mortali per inculcare i concetti, oggi i video danno un grande contributo e l’allenatore in seconda è diventata figura indispensabile. Il famoso “tattico”. La figura dell’allenatore sceriffo? Ne ho avuto qualcuno, ma al giorno d’oggi anche i rapporti sono cambiati. I calciatori vanno a cena con il mister, si confrontano, parlano, ridono e scherzano anche all’esterno del rettangolo verde. Tutto questo sicuramente incide“. Un plauso incondizionato, dunque, a chi come Franco e Roberto sta portando avanti da oltre un anno un lavoro di ricerca e documentazione messo a disposizione della tifoseria che, grazie a loro, potrà celebrare la storia con maggiori nozioni e con la consapevolezza che dal 1919 la Salernitana ha sempre rappresentato il fiore all’occhiello della città di Salerno.

 

 

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