La triste divisione tra “pro” e “contro”: ma fare fronte comune?

La triste divisione tra “pro” e “contro”: ma fare fronte comune?

Nell’epoca dei social è sempre più di moda la politica dell’ “armiamoci e andateci”. Già, perchè mentre mille persone, di tasca propria, hanno trascorso la domenica a Perugia macinando chilometri e cantando fino alla fine per amore e non per i presidenti o per la classifica, in tantissimi hanno preso d’assalto facebook per sfogarsi come

Nell’epoca dei social è sempre più di moda la politica dell’ “armiamoci e andateci”. Già, perchè mentre mille persone, di tasca propria, hanno trascorso la domenica a Perugia macinando chilometri e cantando fino alla fine per amore e non per i presidenti o per la classifica, in tantissimi hanno preso d’assalto facebook per sfogarsi come sempre capita quando la Salernitana perde. “Lo hanno fatto volutamente”, “Galleggiamento”, “In A non ci possiamo andare”, “Babà”, “Lotito vattene” e via via con tutti gli altri tormentoni fino alle colpe addossati ai giornalisti, anche quelli che magari hanno condotto battaglie andando ben oltre il mero compito di fare informazione mettendoci la faccia e assumendosi le responsabilità su testate registrate e non certo con un nickname. Tutto inutile, però: chi ha memoria corta ed è prevenuto continuerà a dire che chi sostiene la Salernitana lo fa per interessi e “lecca” mentre chi diserta e contesta SUI SOCIAL ama per davvero la maglia granata. E’ questo clima del “tutti  contro tutti” che agevola la mancanza di programmazione da parte della società che, pur volendo fare chiarezza, si troverebbe a cospetto di interlocutori alquanto spaccati. I gruppi ultras e i club organizzati la presa di posizione l’hanno assunta da tempo ed è al momento la più coerente e forse condivisibile: sostegno incondizionato per la casacca, civile contestazione quando necessario e a giugno si vedrà. Facile chiedere sempre a loro di prendere iniziativa: sui social sono in migliaia a cliccare sulle pagine anonime, all’esterno della tribuna post Benevento erano in 33 e c’è poco altro da aggiungere. 

Non sarebbe ora di fare fronte comune e provare eventualmente a risolverli i problemi piuttosto che limitarsi ad individuarli alimentando polemiche e quella cultura del sospetto che accompagna ogni sconfitta della Salernitana? Una qualsiasi contestazione o critica ha senso se coerente, basata sui fatti e non sulle supposizioni e se portata avanti con l’obiettivo di arrivare a qualcosa. Disertare in massa mentre in seimila la seguono dappertutto e in 5000 si sfogano su Instagram non serve a nulla. E allora la provocazione è: se davvero i social sono la cartina al tornasole del malcontento popolare perchè non si è registrata in 4 anni una sola iniziativa di singoli gruppi non appartenenti al tifo organizzato “ufficiale”, naturalmente civile e con lo scopo di confrontarsi con la proprietà? Il caos regna sovrano e anche qualche presunto “collega” decide di cavalcare l’onda per un minuto di popolarità sapendo che l’internauta, spesso accecato dalla rabbia, ora appoggia chiunque la pensi come lui dimenticando che il bene della Salernitana si dimostra in altri modi. Se davvero si pensa che Fabiani, Lotito e Mezzaroma non vogliano andare in A e debbano andare via o uscire allo scoperto si dovrebbe far fronte comune basandosi sui fatti, non sulle teorie del galleggiamento, sulle ipotesi di complotto e su quelle illazioni che la società, giustamente, monitora attraverso i propri legali. Perchè la critica costruttiva è una cosa, la diffamazione è un’altra.

“Ma da soli che possiamo fare?” si chiede qualcuno, ma noi ricordiamo che nel primo anno di B e nei momenti più difficili anche singoli tifosi si recavano al Volpe per incitare, contestare, criticare o comunque chiedere spiegazioni. Perchè ognuno, nel suo piccolo, è parte della Salernitana e ha il diritto di farlo. Che sia riempire lo stadio, disertare o chiedere un incontro pubblico è arrivato il momento di sposare una linea comune mettendoci la faccia. Come fanno gli ultras, i club, molti giornalisti. I social, se usati bene, possono essere strumento per arrivare a tanti scopi. Il bene comune è la Salernitana e arrivati a marzo, con una classifica ballerina, a poco servirebbe scendere in campo in questo momento. A giugno, invece, ci si unisca sotto un’unica bandiera nel rispetto delle opinioni di tutti. Per evitare quaranta feste per il centenario come accadde nell’anno della promozione in B. Ma soprattutto perchè l’unione fa la forza e 10mila persone che chiedono chiarezza non potranno essere ignorate. La società si è detta disponibile al dialogo, l’interlocutore non sia un unico ente “privilegiato” o ufficiale, ma l’intera tifoseria che ama per davvero i colori granata. E che oggi è triste per la sconfitta, non perde certo tempo su facebook a parlare male di chiunque.

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