Lotito, una corda tirata che si spezza. Il punto più basso di sempre? Su De Luca…

Lotito, una corda tirata che si spezza. Il punto più basso di sempre? Su De Luca…

Tanto tuonò che piovve. Del resto determinati atteggiamenti avevano comportato fischi e contestazioni anche quando la Salernitana vinceva e dominava nei campionati inferiori. Dopo mesi di apparente immobilismo contraddistinti da un atteggiamento passivo e da un clima freddo che ha trasformato l’Arechi da fortino inespugnabile in terra di conquista, ecco una presa di posizione netta

Tanto tuonò che piovve. Del resto determinati atteggiamenti avevano comportato fischi e contestazioni anche quando la Salernitana vinceva e dominava nei campionati inferiori. Dopo mesi di apparente immobilismo contraddistinti da un atteggiamento passivo e da un clima freddo che ha trasformato l’Arechi da fortino inespugnabile in terra di conquista, ecco una presa di posizione netta condivisa da tutti i gruppi ultras, da molti club organizzati, dalla provincia e da centinaia e centinaia di singole persone che, pur in possesso di abbonamento, già da tempo restano a casa e non seguono la partita nemmeno su Dazn. Stadio vuoto, voglia di ripartire finanche dalle categorie più basse con un’altra società, totale sdegno per l’assenza di iniziative nell’anno del centenario. E’ questo in estrema sintesi di un comunicato scritto con grande equilibrio, che apre le porte ad un dialogo costruttivo con quella fetta di tifosi che liberamente deciderà di presenziare (e che i soliti frequentatori dei social continuano a denigrare palesando scarsa intelligenza, loro non c’entrano nulla con i veri supporters granata) e che segna un punto di non ritorno. Era nell’aria da tempo, non si poteva certo andare avanti con i ritornelli su una storia priva di scudetti, fatta di tanta serie C ed una perenne assenza sul territorio, senza dimenticare gli allenamenti a porte chiuse, lo zero in pagella per quanto riguarda il marketing, gli oltre 150 giocatori transitati per Salerno in pochi anni, le contraddizioni del mercato di gennaio, la frase sugli stipendi pagati (atto dovuto!) quando invece si chiedeva lumi sul futuro. Tutto accade nel giorno in cui la Federazione apre le porte ad un cambio di normativa sulla multiproprietà, regola che solo per qualche improvvisato capopopolo a caccia di notorietà risultava ostativa. Sembra un paradosso, è la triste realtà. Lotito, Mezzaroma e Fabiani sono nel mirino della piazza e anche la pagina facebook ufficiale è stata invasa di commenti che vanno tutti nella medesima direzione. L’unica speranza per provare a ricucire è un mea culpa (che ovviamente non ci sarà) e un incontro pubblico utile a chiarire quale sia l’obiettivo reale, quali siano queste promesse non mantenute e da chi, perchè in questi quattro anni la famosa asticella non si è mai alzata e per quale motivo si ironizza di continuo sulla storia della Salernitana anteponendo spesso la Lazio ai colori granata. Chiudiamo con una duplice riflessione:

-se proprio doveva essere contestazione la si poteva fare già da metà gennaio, quando era palese che il mercato era in linea con gli altri anni ed aveva un senso maggiore smuovere le acque. Oggi, pur rispettando e in larga parte condividendo una decisione legittima, ci chiediamo se si stia calcolando il rischio di entrare in un tunnel senza luce che conduce alla Lega Pro. Se davvero si auspica un cambio di guardia in società è fondamentale mantenere la categoria

-è un caso che tutto ciò sia avvenuto dopo le parole di De Luca? Che dietro a tutto ci sia una mente pensante? I tifosi della Salernitana e gli ultras in particolare non si fanno certo condizionare da nessuno, ma mai avremmo pensato che nella stessa settimana amministrazione, ex Sindaco (che li scelse) e città scaricassero la proprietà che, comunque, ha i suoi meriti che non possono essere discussi. Se a tutto ciò facesse seguito la ricerca concreta di alternative che ad oggi non ci sono la protesta avrebbe un senso. Viceversa sarebbe propaganda politica per i soliti noti a danno della Salernitana.

Resta comunque il punto più basso della storia, proprio nell’anno storicamente più importante. Anche quando si falliva o si trascorrevano decenni in serie C non era mai venuto meno il senso di appartenenza e l’appoggio della gente, componente determinante. Nel centenario ci ritroviamo con una classe giornalistica spaccata, uno stadio vuoto, una società contestata, un’amministrazione comunale che poteva e doveva interessarsi prima di tutto, una squadra con tanti calciatori mediocri e senza mordente, una classifica anonima e un’emotività inesistente.

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