“Non si regge in piedi”: dai fischi alla diagnosi, il ricordo di Andrea Fortunato

“Non si regge in piedi”: dai fischi alla diagnosi, il ricordo di Andrea Fortunato

Leggendo la storia del compianto Andrea Fortunato vengono davvero i brividi. Abbiamo letto diversi articoli che testimoniano quanto il pubblico e gli addetti ai lavori rimarcassero lo scarso rendimento di un calciatore accostato ai più grandi della storia e che era riuscito ad entrare nel giro della Nazionale e della Juventus ad appena 23 anni.

Leggendo la storia del compianto Andrea Fortunato vengono davvero i brividi. Abbiamo letto diversi articoli che testimoniano quanto il pubblico e gli addetti ai lavori rimarcassero lo scarso rendimento di un calciatore accostato ai più grandi della storia e che era riuscito ad entrare nel giro della Nazionale e della Juventus ad appena 23 anni. Nessuno poteva immaginare che quel ragazzo così umile, pieno di vita, ambizioso e profondamente innamorato della città di Salerno e dello sport stesse per combattere la battaglia più importante. Alla base della difficoltà anche a svolgere le più semplici attività quotidiane non c’erano allenamenti sbagliati o uno stile di vita poco professionale, ma una maledetta leucemia acuta che non gli lasciò scampo. Proprio quando il peggio sembrava alle spalle e si ipotizzava un ritorno in campo, ecco che la polmonite debilitò il suo organismo già indebolito da trapianto e chemioterapia fino al decesso avvenuto proprio il 25 aprile tra l’incredulità di milioni e milioni di tifosi che, quasi sentendosi in colpa, lo sostennero e giunsero da tutt’Italia per manifestare stima e rispetto. I funerali si svolsero a Salerno, erano in 5mila a piangere per un ragazzo che, al netto del cognome, fortunato non lo era mai stato. “Speriamo che in Paradiso ci sia un campo di calcio nel quale potrai continuare a correre dietro ad un pallone” disse Gianluca Vialli interrompendo il discorso per la commozione. Di recente proprio Vialli ha vinto una battaglia altrettanto dura e importante, ci piace immaginare che dall’alto sia stato proprio Andrea a dargli una mano. Ora come allora Salerno piange un ragazzo andato via troppo presto e che seppe contagiare tutti con il suo meraviglioso sorriso.

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