Patron via in silenzio, salta già il patto di Roma?

Patron via in silenzio, salta già il patto di Roma?

Il 2-5 subito sabato pomeriggio in casa a cospetto dell’ultima in classifica rappresenta soltanto la punta dell’icerberg di una stagione assolutamente fallimentare e tra le più brutte della secolare storia granata. Ciò che più preoccupa non è affatto la classifica (la mediocrità degli avversari permetterà alla Salernitana di salvarsi ancora una volta), quanto questa passività

Il 2-5 subito sabato pomeriggio in casa a cospetto dell’ultima in classifica rappresenta soltanto la punta dell’icerberg di una stagione assolutamente fallimentare e tra le più brutte della secolare storia granata. Ciò che più preoccupa non è affatto la classifica (la mediocrità degli avversari permetterà alla Salernitana di salvarsi ancora una volta), quanto questa passività generale che acuisce il malcontento popolare e giustifica la fuga dagli spalti. Esonerare il direttore sportivo, l’allenatore o il magazziniere a tre giornate dalla fine potrebbe essere effettivamente inutile, ma almeno lascerebbe trasparire presenza e buona volontà da parte della società. Si prosegue, però, sulla strada dell’immobilismo totale e di quell’assordante silenzio che ha sostituito dichiarazioni stucchevoli, prive di contenuti e che certo non ricuciranno lo strappo con la stragrande maggioranza dei tifosi. Vedere il Lecce, neopromosso, primo in classifica con investimenti mirati dinanzi a 26mila spettatori fa davvero rabbia: perchè a Salerno, in una piazza ancora più importante, la famosa asticella non si è mai alzata e si è riusciti nell’impresa di non centrare mai i play off per quattro anni consecutivi in una B scadente come non mai? Assodato che un campionato a questi livelli poteva garantirlo anche l’Antonio Lombardi di turno, ci poniamo un interrogativo: è già stato tradito il patto di Roma, sancito nelle segrete stanze degli uffici di Mezzaroma tra pochi intimi e in assenza di tifoseria e telecamere? La risposta è sì! Perchè i presidenti hanno gettato al vento l’ennesima occasione. Quando l’arbitro ha posto fine alla contesta era doveroso presentarsi in sala stampa e poi a cospetto del pubblico per chiedere scusa, per assumersi le responsabilità, per spiegare cosa Lotito e Mezzaroma vogliano fare da grandi senza aggrapparsi ad alibi, fattore imponderabili, stipendi pagati e bilanci in attivo. Niente di tutto questo è accaduto: 3300 persone fischiavano sugli spalti, 200 erano all’esterno dell’Arechi come estremo atto d’amore, ma la faccia ce l’ha messa soltanto il tecnico Gregucci, caduto in un’autentica trappola quando gli fu promesso un mercato importante a gennaio salvo poi presentarsi alla sfida con il Lecce con Memolla e Minala e il medico sociale che dà l’ok per schierare un calciatore acciaccato “per fare numero”. Nemmeno in terza categoria

A questo punto gli interrogativi aumentano e vien da chiedersi: cosa hanno promesso i presidenti? Come mai erano già proiettati alla prossima stagione se la salvezza non è ancora conquistata? Come si può essere credibili se saranno riconfermati tutti gli attori di quest’annata disastrosa? Perchè, se c’erano le potenzialità (come scritto nel loro comunicato) si è aspettato il quinto anno per dichiarare apertamente che l’obiettivo era la serie A? Cosa succede puntualmente a dicembre, quando la Salernitana crolla, l’allenatore salta e il mercato di gennaio viene fatto senza soldi? Salerno non pretende la luna, ma chiarezza. Sicuramente sabato tutti avrebbero apprezzato un mea culpa pubblico, un metterci la faccia anche nel momento più triste dell’esperienza salernitana di Lotito e Mezzaroma. I patron hanno preferito, invece, andare via da Salerno a testa bassa, da un’uscita secondaria, ignorando il grido di dolore di un popolo profondamente amareggiato e che certo non avrebbe mai immaginato di ricevere come regalo per il centesimo compleanno un campionato imbarazzante ed emotivamente vuoto.

Nel rispetto dei ruoli, ora l’unica strada da perseguire è quella di un fronte comune. Non esistano i pro e i contro, non si vedano nemici ovunque o non si interpreti un libero pensiero come un piegarsi ai voleri dirigenziali. E’arrivato il momento di mettere da parte interessi personali per il bene della Salernitana e di organizzare un comitato di giornalisti e tifosi rappresentativi che possano pretendere un incontro pubblico in città con la presidenza. In fondo se tutti sono così delusi è perchè riconoscono ai patron imponenti potenzialità tecniche ed economiche. Perchè la storia recente dice che quando hanno voluto vincere ci sono riusciti quasi al primo tentativo. Ora è tempo di fare i fatti dopo tanti tentativi maldestri: aprire le porte del Volpe sperando di spostare il tiro sui calciatori, dimezzare il costo dei biglietti dopo anni di appelli a vuoto pensando sia un problema di prezzi ha rappresentato un doppio autogol. E’ arrivato il momento di assumersi le responsabilità e decidere se lasciare o raddoppiare. Nel primo caso con un prezzo congruo, nel secondo allestendo già da giugno una rosa di livello altissimo

Altre News