Si gioca a Perugia, si pensa a Udine! E la lite Fresi-Rossi-Tedesco

Si gioca a Perugia, si pensa a Udine! E la lite Fresi-Rossi-Tedesco

Perugia-Salernitana non sarà mai una partita come tutte quante le altre. Tanti, troppi gli aneddoti legati ad una gara che regalerà sicuramente emozioni anche domenica pomeriggio e che i granata dovranno assolutamente vincere per alimentare le speranze playoff e zittire il nutrito partito di coloro che, senza prove nè motivi logici, parlano ogni giorno di

Perugia-Salernitana non sarà mai una partita come tutte quante le altre. Tanti, troppi gli aneddoti legati ad una gara che regalerà sicuramente emozioni anche domenica pomeriggio e che i granata dovranno assolutamente vincere per alimentare le speranze playoff e zittire il nutrito partito di coloro che, senza prove nè motivi logici, parlano ogni giorno di situazione preconfezionata a tavolino per non competere con le altre. Ciò detto, di situazioni curiose e interessanti ce ne sarebbero tantissime: la vittoria sotto la neve del 2005 (gol di Bombardini, in panchina fu Gregucci a battere Colantuono), la punizione di Rapajic che costò il sacrosanto esonero a Delio Rossi, il gol al 90′ di De Cesare che spianò la strada verso la promozione in A dopo 50 anni, l’autogol di Grassadonia e l’epilogo amaro e ingiustificabile, le reti di Pisani dinanzi a 5mila salernitani al seguito. E pensare che un tempo le due tifoserie erano gemellate, tutto rovinato dalla direzione arbitrale di De Santis di Tivoli in una semifinale di coppa Italia di C. I ricordi principali e più tristi, però, risalgono a quel maledetto campionato di A 1998-99. Perchè la parola Perugia riporta alla mente la sfida tra i biancorossi e l’Udinese, una squadra quasi imbattibile in casa a caccia di punti Champions che perse per 2-1 senza mai tirare in porta anche a causa degli errori difensivi di Alessandro Calori, un mese dopo tesserato dallo stesso Perugia che si salvò a scapito della Salernitana. Determinante anche lo scontro diretto perso al Curi dopo il 2-0 dell’andata nel segno di Di Vaio. Ricordiamo ancora oggi il tiro da 30 metri di Del Grosso fuori di pochissimo, i miracoli di Mazzantini, il suddetto eurogol di Rapajic (a segno anche l’anno prima in B, finì  1-1) per la gioia del compianto Boskov, un arbitraggio discutibile come spesso accade al cavalluccio marino.

La curiosità: quando Rossi decise di togliere Chianese per inserire un attaccante, il leader Salvatore Fresi si avvicinò alla panchina indicando al mister che fosse necessario rivedere quella scelta perchè non aveva senso, 1-0 per loro, togliere una punta e mantenere quattro difensori. Segnale evidente di uno spogliatoio che non seguiva più uno degli artefici principali della retrocessione. Negli spogliatoi rammentiamo anche l’esultanza un po’ polemica di Giovanni Tedesco, ex dal dente avvelenato che, pur portando Salerno nel cuore, aveva mal digerito la scelta dello staff tecnico di cederlo ad ottobre. Per fortuna chiarimento con Balli dinanzi alle telecamere di Telepiù e tutto finito tra gli applausi dei tifosi granata ogni volta che l’indimenticato numero 8 è tornato all’Arechi da avversario.

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