Solo sotto la Sud: Gregucci “tradito” da società e calciatori

Solo sotto la Sud: Gregucci “tradito” da società e calciatori

Quando ha deciso di tornare a Salerno lo ha fatto con il massimo entusiasmo. Del resto non si lascia la Nazionale ed un contratto anche economicamente interessante se non ci sono sentimenti forti accompagnati anche da garanzie tecniche. Mai avrebbe pensato di ritrovarsi in questa situazione dopo appena due mesi e mezzo di gestione. Angelo

Quando ha deciso di tornare a Salerno lo ha fatto con il massimo entusiasmo. Del resto non si lascia la Nazionale ed un contratto anche economicamente interessante se non ci sono sentimenti forti accompagnati anche da garanzie tecniche. Mai avrebbe pensato di ritrovarsi in questa situazione dopo appena due mesi e mezzo di gestione. Angelo Gregucci, anche in conferenza stampa, è apparso nervoso e allo stesso tempo triste e rassegnato. Prima risposte diplomatiche, poi una sorta di scatto d’orgoglio quando i giornalisti presenti gli hanno fatto notare che rischia di rovinare il rapporto con la piazza instauratosi negli anni precedenti. Si è assunto le responsabilità, lui che forse ha l’unica vera colpa di non essersi dimesso all’indomani della chiusura di un mercato che non gli ha consegnato i rinforzi che si aspettava. C’è chi dice si senta tradito dai presidenti, a cui è legato anche da rapporti di amicizia. C’è chi assicura che non si riesca a spiegare perchè la squadra lo abbia abbandonato dopo un’accoglienza positiva a dicembre. Pronto a dimettersi qualora capisse che il gruppo non è con lui, Gregucci anche in panchina non è la stessa “furia” che negli anni passati fungeva da trascinatore. Spesso seduto in panchina, poco grintoso, ieri si è alzato soltanto per rincuorare Jallow specificando che “avrebbero dovuto farlo i calciatori, è assurdo che un calciatore sbaglia un gol e nessuno lo sostiene”. La scena più triste della serata è il suo rientro negli spogliatoi a testa bassa, tra gli insulti della gente. Di quel popolo- come ama definirlo- che invece lo ha sempre stimato e che ora ne chiede l’esonero. Assieme a lui, anche simbolicamente, sotto quella curva dovevano esserci i calciatori, la dirigenza e la proprietà che, invece, come sempre quando si perde si trincera nel silenzio e non lo difende. Perdesse a Livorno salterebbe anche lui, altra vittima sacrificale di situazioni che evidentemente non dipendevano solo dalla guida tecnica.

Altre News